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BOLLETTINO

VOLUME LXXVII - 1968

PARTE PRIMA

( PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

NAPOLI

-Stabilimento Tipografico G. Genovese .Pallonetto S. Chiara,.’ 22 .1969

NORME PER LA STAMPA DI NOTE NEL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ

Art. 1. La stampa delle note è subordinata all’approvazione da parte del Comitato di Redazione che è costituito da tre membri designati dal Consiglio Direttivo nel suo ambito e dal Redattore del Bollettino. Il Comitato di Redazione qualora lo giudichi neces¬ sario ha facoltà di chiedere il parere consultivo di altri soci.

Art. 2. I testi delle note devono essere consegnati, dattiloscritti al Redattore nella stessa Tornata o Assemblea in cui vengono comunicati. Solo per gli allegati (figure, carte, tavole, ecc.) è consentita la deroga dalla presente disposizione, ma fino ad un mese dalla data di presentazione della nota. Trascorso tale periodo s’intende scaduto il diritto per la stampa e la nota deve essere ripresentata in altra Tornata o Assemblea.

Art. 3. Ogni anno i soci hanno diritto a IO pagine di stampa, gratuite, o al loro equivalente, oltre a 50 estratti senza copertina. Tale diritto non è cedibile cumulabile.

Art. 4. Con le prime bozze la Tipografia invierà al Redattore il preventivo di spesa per la stampa nel Bollettino e per gli estratti, questi lo comunicherà all’Autore per la parte di spesa che lo riguarda.

Art. 5. L’Autore restituirà con le prime bozze, gli originali ed il preventivo di spesa per la stampa, sottoscritto per conferma ed accettazione, indicando il numero di estratti a pagamento desiderati, l’indirizzo a cui dovrà essere fatta la spedizione e l’intesta¬ zione della fattura relativa alle spese di stampa del periodico e degli estratti. Nel caso che l’ordine provenga da un Istituto Universitario o da altro Ente, l’ordine deve essere

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Art. 8. A cura del Redattore in calce ad ogni lavoro sarà indicata: la data di

consegna effettiva del dattiloscritto e la data di restituzione delle ultime bozze.

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Art. io. L’Autore indicherà in ealce al dattiloscritto l’Istituto o l’Ente presso cui il lavoro è stato compiuto e l’eventuale Ente finanziatore della stampa e delle ricerche.

Art. 11. Le note saranno accompagnate da due riassunti, da cui si possa ricavare

chiaramente la parte sostanziale del lavoro. Uno dei due riassunti sarà in italiano e l’altro

preferibilmente in inglese.

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maiuscoletto :• - corsivo - , tondo; in corpo 10 e corpo 8. L’Autore potrà

avanzare proposte mediante le sottolineature convenzionali prima riportate. La scelta defi¬ nitiva dei caratteri è di competenza del Redattore.

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Art. 15. Le illustrazioni che corredano il testo saranno accompagnate da brevi esaurienti didascalie nelle stesse lingue dei riassunti.

BOLLETTINO

DELLA

VOLUME LXXVII - 1968

PARTE PRIMA

PUBBLICATO SO'rrO GLI AUSPICI DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

NAPOLI

Stabilimento Tipografico G. Genovese Pallonetto S. Chiara, 22 1969

CONSIGLIO DIRETTIVO TRIENNIO 1966 = 69

Prof, Angiola Maria Maccagno

Prof. Arturo Palombi

Prof. Bruno D’Argenio

Prof. Giuseppe Imbò

Prof. Francesco Scarsella

Prof. Antonio Schesillo

Prof. Pio Vittozzi

REDATTORE

- Presidente Vice Presidente Segretario Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere

Dr. Antonio Vallario

Boll. Soc. Natur. in Napoli

voi. 77, 1968, pp. 3-34, 7 fige[., 1 tab., 6 tavv.

I foraminiferi di alcuni campioni di fondo prelevati lungo la costa di Beirut (Libano)

Nota del Socio MARIA MONCHARMONT ZEI

(Tornata del 23 febbraio 1968»

Résumé. Les foraminifères de 5 prises de fond, récoltés près de Beyrouth (Liban) de 11 à 246 m de profondeur, ont été étudiés. Les espèces trouvées, en nombre de 183, distribuées en 42 familles, on été reportées dans une table selon leur distribution en poureentage pour les divers echantillons. La composition en pourcent des associations, la distribution verticale des taxa plus représentatifs, ont été reportés en diagrammes. Une comparaison avec d’autres microfaunes de la Médi- terranée a permis d’interessantes observations écologiques pour un certain nombre d’espèces trouvées.

Summary. The foraniinifera from 5 bottoni saniples collected near Beyrouth (Liban), from 11 to 246 m depth, were studied : 183 species, belonging to 43

families, were found, and a table with their percentual distribution build up. The percentual composition of thè associations, thè vertical distribution of thè more representative taxa are also reported in several diagrams. A comparation with other mediterranean microfaunes allowed interesting ecological observations for some of thè species.

Introduzione.

In occasione di un corso di biologia marina organizzato dalla M.A.M.B.O (Mediterranean Association of Marine Biology and Ocea- nology) e tenuto a Beirut presso l’Università Americana tra la fine di agosto e la prima decade di settembre 1965, il dott. G. Bonaduce della Stazione Zoologica di Napoli raccolse una serie di campioni di fondo lungo la costa libanese. La posizione delle stazioni fu determi¬ nata con bussola magnetica ed ecosonda ed i prelievi furono fatti

4

con un campionatore a ganasce e con una draga da pesca. Cinque dei campioni raccolti sono stati presi in considerazione per lo studio degli ostracodi (dott. G. Bonaduce) e dei foraminiferi.

I campioni n. 1 e n, 2 furono prelevati per mezzo del campiona¬ tore a ganascia di fronte alFUniversità americana di Beirut rispetti¬ vamente alle profondità di 246 m e 75 m. I campioni n. 3, n. 4 e n. 5 furono invece raccolti con la draga ad ovest di Nahr el Kelb alle profondità di 11 m, 27 m e 54 m. Tutti i campioni sono stati lavati con setaccio da 200 mesh, partendo da un volume standard di 25 cm’^.

II residuo è stato suddiviso in frazioni mediante microsplitter. Dalle frazioni sono stati isolati e contati tutti i foraminiferi presenti e per ciascuna specie è stata calcolata la percentuale in rapporto al totale della rispettiva popolazione. Nella tabella 1 è riportato l’elenco comprensivo di tutte le specie rinvenute, con le percentuali con cui esse sono presenti nei diversi campioni. Le percentuali inferiori allo 1% son indicate con X.

Descrizione dei campioni.

Campione n. 3. Nabr el Kelb,

Profondità: 11 m.

Natura del sedimento: Sabbia calcarea giallastra, con bassa per¬ centuale di fango, costituita da elementi arrotondati e molto ricca di resti di organismi.

Peso del residuo secco: gr. 6.

Il residuo è prevalentemente costituito, in ordine decrescente di frequenza, da frammenti arrotondati e levigati di corallinacee, di mol¬ luschi, di echinodermi, di briozoi ; in buono stato di conservazione, ma poco frequenti, sono gli ostracodi ed i foraminiferi.

Per l’analisi quantitativa è stato utilizzato 1/4 del residuo, da cui sono stati isolati 325 individui appartenenti a 26 specie. Si tratta di un’associazione esclusivamente bentonica e molto specializzata in cui la quasi totalità dei foraminiferi presenti hanno guscio calcareo. Gli arenacei infatti sono rappresentati unicamente dalla Textu- laria conica con il 2%. Il 69% della fauna è costituito dalla famiglia Ampìiisteginidae ; Amphistegina madagascariensis è la specie predo¬ minante, ne sono stati raccolti 211 individui pari al 65% dell’intera fauna. Seguono, in ordine decrescente di frequenza, le Miliolidae (10%) fra cui la specie più frequente è Sigmoilina ovata; le Soritidae (7%) con le due specie Peneroplis planatus e P. pertusus ; le Nummulitidae con l’unica specie Heterostegina antillaruni.

D

Campione n. 4. Nahr el Kelb.

Profondità: 27 m.

Natura del sedimento : Sabbia calcarea giallastra, con bassa per¬ centuale di fango, costituita da elementi arrotondati e molto ricca di detriti organogeni.

Peso del residuo secco: gr. 5.

Il residuo è molto simile a quello del campione n. 3, vi si nota però una maggiore frequenza di foraminiferi.

È stato esaminato 1/8 del residuo ottenuto dal lavaggio, da cui sono stati isolati 427 individui di cui solo 3 planctonici. La fauna è un po’ più varia di quella del campione precedente (n. 3), in essa sono state infatti riscontrate 45 specie appartenenti a 16 famiglie di cui 3 nettamente prevalenti. La famiglia predominante è quella delle Miliolidae (45%), con Sigmoilina ovata come specie più frequente (23% dell’intera microfauna); seguono le Amphisteginidae in cui ri¬

scontriamo, rispetto al camp. n. 3, una notevole riduzione dell’^m- phistegina madagascariensis (11%) mentre VAmph. radiata ha rad¬ doppiato la propria frequenza (8%). Le Soritidae sono diventate

6

più numerose (15%) con le due specie Peneroplis pertusus e P. pla- natus aventi pressocchè la stessa frequenza. Gli arenacei, ancora molto scarsi, sono rappresentati unicamente da T extulariidae .

Campione n. 5, Nalir el Kelb.

Profondità : 54 m.

Natura del sedimento: fango giallo-bruno misto a sabbia.

Peso del residuo secco : gr. 3.

Il residuo è quasi completamente costituito da briozoi, frammenti di molluschi ( 1), di echinodermi, numerosi foraminiferi ed ostracodi.

È stato esaminato 1/8 del residuo, da cui sono stati isolati 831 foraminiferi di cui 34 planctonici. La fauna, più varia delle prece¬ denti, comprende 78 specie appartenenti a 26 famiglie. Le Miliolulae pur restando la fami.glia prevalente, sono notevolmente diminuite (19%) a vantaggio delle Nubeculariidae che raggiungono in questo campione la loro più alta frequenza specialmente per Fabbondanza di Spiroloculina grata. In regresso sono le Amphisteginidae e soprat¬ tutto le Soritidae mentre VHeterostegina antillarum raggiunge qui la sua più alta percentuale. Gli arenacei, finora scarsamente rappresen¬ tati, cominciano a mostrare una discreta frequenza ad opera special- mente della Textularia calva che è la specie più abbondante. h^Aste- rigerinata mainilla, già discretamente frequente alla profondità di 27 m, qui rappresenta da sola il 10% della fauna. Ben rappresentate sono ancora le famiglie Discorbidae (9%), Cibicididae (7%), Elphididae (5%) ed Eponididae (4%).

Campione n. 2. Ras Muker Ben.

Profondità: 75 m.

Natura del sedimento: Fango giallo-bruno misto a poca sabbia.

Peso del residuo secco: gr. 1,5.

Il residuo è per la massima parte costituito da tubicini di serpu- lidi, briozoi, frammenti di molluschi e di echinodermi, foraminiferi ed ostracodi.

(1) Fra i resti di molluschi sono state rinvenute due piccole conchiglie di Parastrophia (fam. Caecidae)., che credo possano riferirsi alla specie P. garganiea (la me istituita nel 1954 su materiale proveniente dalia « scogliera a Cladocora cae- spitosa ìì della Punta delle Pietre Nere (Foggia), (Boll. Soc. Naturalisti in Napoli, 63. 1954).

~ 7

Fig. 2. Composizione percentuale delFassociazione nel campione n. 3 dità 11 m.

Fig. 3. Composizione dità 27 m.

percentuale

delFassociazione

nel campione

4

- profon-

- profon-

8

Fig. 4. Composizione percentuale delFassociazione nel campione n, 5 dita 55 m.

Fig. 5. Composizione percentuale dell’associazione nel campione n. 2 dità 75 m.

- profon-

. profon-

9

È stato esaminato 1/8 del residuo da cui sono stati isolati 714 foraminiferi di cui 83 planctonici. Sono presenti 28 famiglie con 90 specie, 1 planctonici rappresentano 1’!!% della microfauna, con una netta dominanza di Globi gerinoides ruber. Nel benthos, abbastanza vario, notiamo che le forme arenacee sono ancora in aumento sia quantitativamente che specificamente ; interessante è la presenza di grossi frammenti di Rabdammina sp. e di Bdelloidina sp. Le fa¬ miglie meglio rappresentate sono Textulariidae, Miliolidae, Discor- bidae e Cibicididae che costituiscono complessivamente i due terzi del- Fassociazione bentonica ; le specie predominanti sono Textularia calva, Triloculina marshallana, Cibicides lobatulus. Notiamo ancora una con¬ trazione degli Elphididae a cui corrisponde un incremento dei Nonio- nidae. Le N ubeculariidae diminuiscono come numero d’individui ma presentano una maggiore varietà di specie. Nel complesso la micro¬ fauna pur conservando i caratteri di un’associazione costiera, presenta la comparsa di qualche forma tipica di acque più profonde (Bolivina alata, Cassidulina crassa, Pyrgo anomala, Biloculinella globula. No¬ do phthalmidium antillarum).

Campione n. 1. Ras Minat el Hosn.

Profondità : 246 m.

Natura del sedimento: Fango giallo-bruno.

Peso del residuo secco: gr. 0,1.

11 residuo è prevalentemente costituito da foraminiferi, ostracodi, conchiglie di pteropodi, radioli di echinidi, spicole di spugne.

È stato esaminato 1/2 del residuo da cui sono stati isolati 902 individui di cui 145 planctonici, pari al 16%. La microfauna com¬ prendente 113 specie e 31 famiglie, presenta le seguenti caratteristi¬ che : la percentuale degli arenacei si è abbassata rispetto a quella del campione precedentemente esaminato (15%), ma osservando l’an¬ damento delle singole famiglie si nota che mentre le Textulariidae si sono ridotte di numero, sono invece aumentate le Lituolidae e com¬ paiono per la prima volta Saccamminidae, Trochamminidae ed Ataxo- phragmidae. Le Miliolidae presentano una frequenza dell’8%, con prevalenza dei generi Sigmoilina, Triloculina, Miliolinella, Biloculi¬ nella ; le Quinqueloculine sono in evidente riduzione sia quantitativa¬ mente che specificamente. Le Nodosaridae sono diventate più varie e più numerose anche se non superano la percentuale del 3,5%. La

10

Bolivina alata, precedentemente già presente, raggiunge qui la percen¬ tuale del 6%. Un incremento è mostrato anche dalle Cassidulinidae, fra cui compare Cassidulina laevigata carinata. Ancora ben rappre¬ sentate sono le Discorbidae con Tretomphalus concinnus e V alvuline- ria bradyana. Fra le Nonionidae è presente, con una frequenza del 5%,

Fig. 6. Composizione percentuale delFassociazione nel campione n. 1 - profon¬ dità 246 in.

Chilostoiìiella oolina. Si nota infine la comparsa delle Bulimiriidae (3,5%), presenti con cinque specie, fra cui la più abbondante è Buli- mina costata. Altre forme esclusive di questo campione sono le Uvi- gerinidae (5%), Gyroidina altiformis, G. umbonata, Hòglundina elegans (4%), Robertina hradyi e R. subterens.

Fig. 7. Profilo batimetrico dei fondali in cui sono stati prelevati i campioni e distribuzione percentuale delle famiglie, dei generi e delle specie ecologicamente {)iù significative.

TABELLA 1.

Elenco delle specie e loro percentuali ( *)

Campioni

3

4

5

2

1

Profondità in metri

11

27

55

75

246

Popolazione totale

1300

3416

6648

5712

1804

Fam. ASTRORHIZIDAE

Rabdammìna sp.

X

X

Fam. SACCAMMINIDAE

Psammosphaera fusca Schulze

X

Fam. AMMODISCIDAE

Ammociiscus minutissimus Cushman e Me Cullocli

X

Fam. HORMOSINIDAE

Reophax atlantica (Cushman)

1

1

Reophax scorpiurus Montfort

X

1

1

Fam. LITUOLIDAE

Haplophragmoides columbiense evolutum Cushman e Me Cullofh

X

X

Alveophragmium nitidum (Goes)

X

2

Alveophragmium scitulum (Brady)

X

Ammotium cassis (Parker)

X

Ammoscalaria pseiidospiralis (Williamson)

X

X

'"2"

Ammoscalaria tenuimargo (Brady)

X

?Bdelloidina sp.

X

Fam. TEXTULARIIDAE

Spiroplectammina wrighti (Silvestri)

X

2

1

Textularia agglutinans d’Orbigny

X

X

2

Textalaria calva Lalicker

1

6

9

4

Textularia conica d’Orhigny

2

X

1

1

Textularia gramen d’Orhigny

X

Sipììotextularia concava (Karrer)

1

3

X

Bigenerina nodosaria d’Orbigny

X

X

Fam. TROCHAMMINIDAE

Trocìiam mina globigeriniformis (Parker e Jones)

X

Trochammina nana (Brady)

X

Ammospliaeroidina sphaeroidiniformis (Brady)

X

Fam. ATAXOPHRAGMIDAE

Eggerella propinqua ( Brady)

1

(davulina crostata ( Cushman)

X

('^■) I numeri indicano le percentuali di ciascuna specie rispetto alla popolazione totale; con x vengono indicate le percentuali inferiori all’!^/, .

13

[continuaz. tab. 1)

Campioni | 3

4

5

2

1

Profondità in metri

11

27

55

75

246

Popolazione totale

1300

3416

6648

5712

1804

1

Fam. FISCHERINIDAE

Cyclogyra carinata ( Costa)

!

X

Cyclogyra foliacea (Philipp!)

X

Cyclogyra involvens Reuss

X

X

Fam. NUBECELARIIDAE

Nubecularia lucifuga Defrance

X

Ophthalmidium acutimargo (Brady)

X

Spiroloculina antillarum d’Orbigny

X

X

1

X

X

Spiroloculina canaliculata d’Orbigny

Spiroloculina communis Cushman e Tood

X

X

Spiroloculina excavata d’Orbigny

1

X

X

Spiroloculina grata Terqiiem

X

6

2

1

Spiroloculina grata ungulata Cushman

i

1

X

1

Spiroloculina grateloupi d’Orbigny

X

X

Spiroloculina ornata d’Orbigny

X

Spiroloculina perforata d’Orbigny

X

Planispiroides bucculentus ( Brady)

1

N odophthalmidium antillarum ( Cushman)

X

X

Vertebralina striata d’Orbigny

X

1

X

X

Fam. MILIOLIDAE

Quinqueloculina agglutinans d’Orbigny

1

Quinqueloculina bicostata d’Orbigny

X

Quinqueloculina bradyana Cushman

1

1

1

X

Quinqueloculina candeiana d’Orbigny

1

X

Quinqueloculina contorta d’Orbigny

X

X

Quinqueloculina costata d’Orbigny

1

2

1

Quinqueloculina disparilis d’Orbigny

X

1

1

Quinqueloculina duthiersi Schlumberger

X

1

X

Quinqueloculina elegans d’Orbigny

X

Quinqueloculina intricata Terquem

2

Quinqueloculina lamarckiana d’Orbigny

2

2

i

Quinqueloculina padana Perconig

Quinqueloculina parkeri (Brady)

X

14

{continuaz. tab. 1)

Campioni

3

4

5

2

1

Profondità in metri

11

27

1

55

75

246

Popolazione totale

1300

3416

6648

5712

1804

Quinqaeloculina pulchella d’Orbigny

X

X

Quinqiieloculina radiosa Terquem

1

X

Quinqueloculina seminulum (Linneo)

2

X

Quinqueloculina seminulum jugosa Silvestri

1

1

Quinqueloculina stelligera Schlumberger

1

1

Quinqueloculina undulata d’Orbigny

X

X

X

X

Quinqueloculina vulgaris d’Orbigny

i

I-.

X

X

X

Massilina secans d’Orbigny

j

Pyrgo anomala (Schlumberger)

X

X ^

Pyrgoella sphaera (d’Orbigny)

X

Sigmoilina elliptica Galloway e Wissler

X i!

Sigmoilina ovata Sidebottom

3

23

Sigmoilopsis schlumbergeri (Silvestri)

1

1

2

Triloculina carinata d’Orbigny

X

j

X

i

T riloculina cuneata Karrer

1

2

Triloculina marshallana Todd

1

7

X

Triloculina ohlonga (Montagu)

Triloculina subgranulata Cushman

1

X

X

Triloculina tricarinata d’Orb.

i

7 '

6

X ;■■■

Triloculina trigonula (Lamarck)

2

Miliolinella sublineata (Brady)

X

X

X

.i

Miliolinella subrotunda (Montagu)

X

2

2

Biloculinella cylindrica Todd

X

Biloculinella globula (Bornemann)

X

X

Biloculinella in fiata (Wright)

X

Biloculinella labiata (Schlumberger)

X

Nummoloculina contraria (d’Orbigny)

X

Hauerina bradyi Cushman

1

1

i

Articulina mucronata (d’Orb.)

1

X

... 1

1

X 1

Parrina bradyi (Millett)

Fam. SORITIDAE

Peneroplis pertusus (Forskal)

4

7

X

:

X i

Peneroplis planatus (Fichtel e Moli)

3

8

t

15

:

I [continuaz. tab. 1)

i

j Campioni

3

4

5

2

1

1 Profondità in metri

11

27

55

75

246

' Popolazione totale

!

1300

3416

X

6648

5712

1804

Peneroplis proteus d’Orbigny

X

X

Sorites marginalis (Lamarck)

X

X

i

1 Fam. NODOSARIIDAE

Amphicoryna scalaris (Batsch)

X

X

1

2

Astacolus crepidulus (Fichtel e Moli)

X

Dentalina filiformis (d’Orbigny)

X

Lenticulina cultrata (Montfort)

X

Lenticulina gibba (d’Orbigny)

X

1

Lenticulina limbosa (Reuss)

X

X

. t

1

Lenticulina orbicularis ( d’Orbigny)

X

Lenticulina peregrina (Schwager)

X

Lenticulina rotulata ( Lamarck)

X

Marginulina glabra d’Orbigny

X

X

Fani. POLYMORPHINIDAE

Globulina gibba (d’Orbigny)

X

Fam. GLANDULINIDAE

Glandulina laevigata d’Orbigny

X

Oolina exagona (Williamson)

X

Oolina montagui (Alcock)

X

Fissurina fasciata (Egger)

X

Fissurina marginata (Montagu)

X

Fissurina pseudorbignyana (Buchner)

X

X

X

Fam. SPHAEROIDINIDAE

Sphaeroidina bulloides d’Orbigny

1

Fam. BOLIVINITIDAE

Bolivinita costifera Cushman

X

Bolivina alata (Seguenza)

X

6

Bolivina attica Parker

X

Fam. ISLANDIELLIDAE

Cassidulinoides tennis Phleger e Parker

1

1

16

>4

I

{continuaz. tah. 1) )

Campioni

3

4

5

2

Profondità in metri

i

11

27

55

75

246;' 1

j Popolazione totale

1300

3416

6648

5712

1

1804. 5

Fani. BULIMINIDAE

Bulimina costata d’Orbigny

3 ,|

Bulimina gibbo Fornasini

X i

Bulimina marginata d’Orbigny

X i;

Globobulimina af finis (d’Orbigny)

X ^

Globobulimina perversa (Cushman)

X

Reussella spinulosa (Reuss)

2

3

Fam. UVIGERINIDAE

Uvigerina bermudezi Acosta

1

Uvigerina mediterranea Hofker

4

Fam. DISCORBIDAE

Discorbis mira Cushman

1

Gavelinopsis praegeri (Heron Alien e Earland)

X

1 ^

Neoconorbina patelliformis (Brady)

1

1

X :

Neoconorbina terquemi (Rzehak)

3

2

X ■'

Rosalina bradyi (Cushman)

1

4

1

X /:

Rosalina globularis d’Orhigny

2

X

Rosalina vilardeboana d’Orbigny

X

Tretomplialus concinnus (Brady)

1

2

7 ^

Tretomphalus planus Cushman

X

3 1

Valvulineria bradyana (Fornasini)

2

5 :

Valvulineria minuta Parker

X ?

Fam. SIPHONINIDAE

Siphonina reticulata (Czjzek)

X

1

X 1

Fam. ASTERIGERINIDAE

A ster ige rinata mamilla (Williamson)

X

3

10

2

Fam. SPIRILLINIDAE

Spirillina denticulata Brady

X

X

Spirillina vivipara Ehrenherg

X

X ;

Spirillina vivipara runiana Heron Alien e Earland

X

Fam. ROTALIIDAE

Ammonia beccarii (Linneo)

X

X

X

Ammonia beccarii tepida Cush.

X

fi

17

{continuaz. tah. 1)

Campioni

3

11

4

5

55

2

1

Profondila in metri

27

75

246

Popolazione totale

1300

3416

: 6648

1 5712

1804

Fam. CALCARINIDAE

Calcarina calcar d'Orbigny

X

1

X

Fam. ELPHIDIDAE

Elphidium advenum (Cushman)

1

Elphidium crispum (Linneo)

2

2

3

X

Elphidium decipiens (Costa)

2

Elphidium macellum (Fichtel e Moli)

X

X

X

Elphidium poeyanum (d’Orbigny)

X

X

Parrellina ver riculata ( Brady)

1

1

Fam. NUMMULITIDAE

Heterostegina antillarum d’Orbigny

5

1

6

Fam. ANTKENINIDAE

Hastigerina aequilateralis (Brady)

X

X

Hastigerina pelagica ( d’Orbigny)

i

X

Fam. GLOBIGERINIDAE

Globigerina bulloides d’Orbigny

X

1

2

Globigerinoides conglobatus ( Brady)

X

2

2

Globigerinoides elongatus (d’Orbigny)

1

Globigerinoides ruber (d’Orbigny)

...

1

3

8

8

Globigerinoides trilobus (Reuss)

1

X

Orbulina universa d’Orb.

X

X

Fam. EPONIDIDAE

Eponides frigidus granulatus di Napoli

X

X

2

1

Eponides repandus (Fichtel e Moli)

X

3

2

1

Fam. AMPHISTEGINIDAE

Amphistegina madagascariensis d’Orbigny

65

11

X

Amphistegina radiata (Fichtel e Moli)

4

8

1

X

1

Fam. CIBICIDIDAE

Cibicides boueanus (d’Orbigny)

X

3

2

1

Cibicides lobatulus (Walker e Jacob)

1

4

7

2

Fam. PLANORBULINIDAE

Planorbulina acervalis Brady

X

1

2

18 ~

{continuaz. tah. 1)

Campioni

3

4

5

2

1

Profondità in metri

11

27

55

75

246

Popolazione totale

1300

3416

6648

5712

1804

Planorhulina mediterranensis d’Orbigny

1

3

4

Fam. ACERVULINIDAE

Acervulina inhaerens Schultze

X

1

Gypsina vesicularis (Parker e Jones)

1

2

X

Sphaerogypsina globula (Reuss)

X

1

X

Eam. CYMBALOPORIDAE

Cymhaloporetta hradyi (Cushman)

X

1

Fam. HOMOTREMATIDAE

Miniacina miniacea (Pallas)

1

X

Fam. LOXOSTOMIDAE

Loxostomum limbatum (Brady)

X

Fam. CASSIDULINIDAE

Cassidulina crassa d’Orbigny

X

2

Cassidulina laevigata carinata Silvestri

1

Cassidulina subglobosa Brady

X

2

Fam. NONIONIDAE

Chilostomella oolina Schwager

5

Nonion granosum ( d’Orbigny)

X

2

Nonion pauciloculum Cushman

X

Nonion pompilioides (Fichtel e Moli)

X

X

Astrononion stelligerum (d’Orbigny)

X

2

1

Nonionella atlantica Cushman

X

Nonionella auricula Heron Alien e Earland

X

Fam. ALABAMINIDAE

Gyroidina altiformis Stewart

1

Gyroidina umbonata (Silvestri)

1

Svratkina tuberculata ( Balkwill e Wright)

X

Fam. CERATOBULIMINIDAE

Hóglundina elegans ( d’Orbigny)

4

Mississipina concentrica (Parker e Jones)

X

Fam. ROBERTINIDAE

Robertina bradyi Cushman e Parker

X

Rohertina subterens (Brady)

X

-- 19

CONFRONTI

Costa mediterranea egiziana.

Saio e Kamel (1957) prendono in esame una ricca campionatura raccolta presso la costa egiziana tra Rosetta e Saluin. La microfauna rinvenuta è essenzialmente costituita da specie di acque basse che si presentano variamente distribuite a secondo delle condizioni eco¬ logiche. Vengono quindi distinte tre associazioni in corrispondenza dei tre tratti di costa già individuati da Shuri e Philip (1956) in base a caratteri geomorfologici e granulometrici. Un’associazione par¬ ticolarmente specializzata è quella della Baia di Abu Qir, dove a causa dell’acqua leggermente salmastra, si rinviene abbondantissima (fino air80%) V Ammonia beccarii. La seconda associazione è quella della zona di Alessandria ; qui la microfauna, prettamente marina, è più varia e mostra prevalenza di Miliolidae e Nonionidae. La terza associazione è quella del tratto Dekheila-Salum ; qui la microfauna, maggiormente esposta all’erosione marina, presenta gusci più svilup¬ pati e più robusti appartenenti soprattutto alle famiglie Peneroplidae ed Amphisteginidae.

Completamente assenti, nelle tre associazioni, risultano i planc¬ tonici, gli arenacei di tipo primitivo e tutte le forme caratteristiche di acque profonde (Buliminidae, Uvigerinidae, Cassidulinidae).

Poco significativo risulta il confronto fra le microfaune di Beirut e quelle egiziane poiché per queste ultime non vengono riportati i dati delle profondità a cui sono stati prelevati i campioni. Tuttavia è interessante notare che delle 80 specie rinvenute lungo la costa egi¬ ziana 46 sono in comune con quelle libanesi. Il tipo di associazione ad Amphistegina e Peneroplis riscontrato lungo il tratto di costa Dekheila-Salum potrebbe corrispondere a quella rinvenuta a Beirut fra i 10 ed i 30 m di profondità.

Costa mediterranea d’Israele.

Reiss, Klug e Merling (1961) prendono in esame 11 campio¬ ni di fondo raccolti lungo la costa mediterranea d’Israele fra 0,54 e 182 m. Viene riportato un elenco di foraminiferi, comprendente com¬ plessivamente 74 specie, in cui le Miliolidae sono determinate soltanto

20

come famiglia. L’associazione più ricca è quella rinvenuta a 54 m di pro¬ fondità. Confrontando queste microfaune con quelle libanesi si nota nel¬ l'insieme una notevole analogia ; è questa infatti l’unica microfauna, fra quelle prese a confronto, in cui sia presente il genere Heteroste- gina. Il numero delle specie in comune sarebbe certamente più elevato se le Miliolidae fossero state determinate specificamente. Le specie tipicamente costiere (Asterigerinata mamilla. Rosalina bradyi. Rosa¬ lina globularis, Elphidium advenum^ Elphidium crispum, Neoconor- bina terquemi. Peneroplis planatus, Spirillina vivipara ecc.) presen¬ tano uguale distribuzione batimetrica ; fa eccezione Amphistegina madagascariensis, riportata unicamente alla profondità di 54 m, men¬ tre nelle acque libanesi è largamente rappresentata fra i 10 ed i 30 m. Amphistegina radiata, presente in tutti i campioni di Beirut, si rinviene qui saltuariamente da 0,50 a 54 m. Le specie tipiche di acque profonde, quali Bigenerina nodosaria, Bolivina alata, Bolivina attica, BuUmina costata, Bulimina marginata, Cassidulina laevigata carinata, Cassidulina subglobosa, Clavulina crustata, Uvigerina medi- terranea che a Beirut compaiono dopo i 70 m, nelle acque d’Israele sono segnalate soltanto alla profondità di 31 m.

I planctonici compaiono intorno ai 30 m con Globigerinoides ruber, GL conglobatus e GL tenellus ; a 63 m sono anche presenti Globigerinoides sacculifer ed Orbulina universa. Sono assenti i generi Globigerina e Globorotalia.

Baleari.

Le microfaune delle coste delle Baleari sono state ampiamente illustrate da Colom ( 1942). L’A. vi distingue quattro tipi di asso¬ ciazioni : 1. associazione della prateria di Posidonia ; 2. associazione dei fondi detritici; 3. associazione della zona di passaggio dai fondi detritici ai fondi argillosi; 4. associazione dei fondi argillosi.

La prima di queste associazioni, particolarmente ricca di fora- miniferi a guscio porcellanaceo (Miliolidae, Peneroplidae ecc.), pre¬ senta una certa analogia con la microfauna dei 27 m di Beirut, in cui le predette famiglie costituiscono complessivamente il 60% del¬ l’intera associazione; la forma predominante fra le Miliolidae è Sig- moilina ovata, che invece non si ritrova alle Baleari. Qui risulta inol¬ tre assente il genere Amphistegina che è largamente rappresentato nell’associazione dei 27 m nelle acque libanesi.

21

L’associazione dei fondi detritici (100-300 m) è caratterizzata da grande abbondanza di foraminiferi a guscio arenaceo (prevalente¬ mente Textulariidae e Valvulinidae) a cui si associano Gypsina glo~ bulus ed Elphidium crispum e, in minor misura, Eponides repandus, Cornuspira foliacea. Uvigerina mediterranea, Discorbis obtusa. Cassi- duiina crassa, Nonion boueanum, Lenticulina calcar, Lenticulina gibba, Cassidulina laevigata carinata. Nei campioni di Beirut la per¬ centuale più alta di Textulariidae (17%) si riscontra a 75 m di pro¬ fondità.

Passando dai fondi detritici a quelli argillosi alcune specie già presenti al di sotto dei 300 m diventano più abbondanti (Bulimina marginata, Lenticulina orbicularis, Clavulina crustata, Anomalina co¬ ronata, Cornuspira carinata, Ammolagena clavata, Hyalinea balthica, Mississipina concentrica). Infine al di dei 400 m compare l’asso¬ ciazione propria dei fondi argillosi con Bulimina affinis, Uvigerina peregrina, Lingulina seminuda, Ehrembergina serrata ecc. Queste ul¬ time associazioni non presentano alcuna affinità con le microfaune di Beirut che sono meno profonde e mancano dei tipici rappresentanti di acque fredde. Notiamo tuttavia che nelle acque libanesi qualche specie compare a profondità minore che alle Baleari ; difatti Sig- moilina schlumbergeri, Haplophragmoides nitidum e Lenticulina pe¬ regrina che compaiono alle Baleari a 400 m, nelle acque di Beirut sono già presenti rispettivamente alle profondità di 50 m, 75 m e 246 m.

I planctonici sono riportati a tutte le profondità ; le specie più abbondanti sono Orbulina universa e Cloborotalia truncatulinoides, alle quali si aggiungono, dopo i 50 m, Cloborotalia inflata e Clobige- rinoides ruber ; dopo i 100 m compaiono le altre specie fra cui Ciò- bigerinoides sacculifer, Clobigerina diplostoma, Clobigerinella ae- quilateralis. Clobigerina bulloides.

Egeo.

SiDEBOTTOM (1804) in uno studio sui foraminiferi recenti della isola di Deio provenienti dalla profondità di 14-25 m, riporta una microfauna di 246 specie, particolarmente ricca di Miliolidae, Nube- culariidae, Nodosariidae, Clandulinidae, Discorbidae. Confrontando questa associazione con quelle dei campioni di Beirut si nota che il maggior numero delle specie in comune è presentato dai campioni

22

n, 5 (33 specie in comune), n. 2 (35 specie in comune), n. 1 (33 specie in comune). Tuttavia per la particolare abbondanza delle Mi- liolìdae e delle Nubeculariidae la microfauna di Deio si ravvicina maggiormente a quella del campione n. 4. È da notare che l’alta per¬ centuale raggiunta dalla Sigmoilina ovata^ specie istituita da Side- BOTTOM sul materiale dragato a Deio, Va però sottolineata l’assenza, nei mari dell’arcipelago greco, dei generi Amphistegina ed Hptero- stegina.

Jones e Parker (1860) nel confrontare i foraminiferi viventi nel Mediterraneo con quelli dei depositi terziari, riportano alcune micro¬ faune dragate in diverse località del Mar Egeo.

La microfauna della Baia di Suda ( Creta) proveniente dalla pro¬ fondità di 73 m, discretamente varia, presenta circa il 50% delle specie in comune con quelle di Beirut e soprattutto con campione corrispondente alla profondità di 75 m.

A Syra ( Is. Cicladi, profondità 164 ni) viene segnalata una mi¬ crofauna caratterizzata da particolare varietà e frequenza di Nodo- sariidae, Buliminidae, Uvigerinidae e Cassidulinìdae. Questo carattere la differenzia nettamente dalle associazioni di Beirut, nelle quali le predette famiglie, anche se presenti, non raggiungono mai alte per¬ centuali.

La microfauna di Serpho (Is. Cicladi, prof. 310 ni) presenta scar¬ sissima analogia con quelle di Beirut. Si tratta di una associazione piuttosto povera (35 specie) in cui anche le famiglie caratteristiche di acque profonde, quali Buliminidae, Uvigerinidae^ sono mal rap¬ presentate ; le Cassidulinidae sono completamente assenti, mentre è ancora presente qualche Miliolidae.

Altre microfaune provenienti dai dintorni di Creta dalie pro¬ fondità di 450 e 650 m pur presentando associazioni alquanto varie mostrano un’analogia molto limitata con le microfaune libanesi.

Carattere completamente diverso presenta infine la microfauna proveniente dalia profondità di 914 m al largo dell’isola di Ipsara (=Psarrà): le Nodosariidae sono ridotte a due sole specie; è scom¬ parso il genere Bulimina, le Textulariidae sono rappresentate da una sola specie, le Miliolidae dalla sola Triloculina trigonula.

In tutte le predette località dell’Egeo sono completamente as¬ senti i generi Amphistegina ed Heterostegina.

Una migliore conoscenza dei foraminiferi del Mar Egeo è do¬ vuta a F. Parker (1958). L’A, infatti studia dal punto di vista eco¬ logico i foraminiferi di una serie di 16 carote prelevate nel Medi-

23

terraneo dalla Swedish Deep-Sea Expedition e di 60 campioni di fondo raccolti nel 1948 nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo dalla Woods Hole Oceanographic Institution.

I foraminiferi planctonici sono stati trovati in tutti i campioni dell’Egeo, tranne che nel Porto del Pireo. La loro percentuale aumenta regolarmente con la profondità: a 50 m essi formano il 3% della microfauna; a 100 m possono raggiungere anche il 50%; mentre fra i 100 ed i 1000 m la loro percentuale varia dal 20 al 99%. Lungo la costa libanese i planctonici sono già presenti alla profondità di 27 m con Globigerinoides ruber (1%); a 50 m raggiungono la percentuale del 4%; a 75 m 11%; a 246 m il 16%. Come si nota vi è una certa corrispondenza, fino alla profondità di 75 m, con la distribuzione dei planctonici nell’Egeo; a 256 m, invece, si hanno valori alquanto più bassi nelle acque libanesi. La specie che mostra la maggiore fre¬ quenza è sempre Globigerinoides ruber. Perfetta corrispondenza vi è per quanto riguarda la comparsa di Orbulina universa a 75 m, mentre Hastigerina aequilateralis^ che a Beirut è presente a 75 m, nell’Egeo è segnalata per la prima volta a 104 m. Hastigerina pela¬ gica la riscontriamo soltanto nel campione dei 246 m, mentre nel¬ l’Egeo è riportata anche a 143 m. 11 genere Globorotalia è compieta- mente assente lungo le coste libanesi, nell’Egeo Globorotalia infiala è riportata a 51 m e GL truncatulinoides a 366 m.

Le associazioni bentoniche dell’Egeo riportate dalla Parker mo¬ strano nell’insieme una discreta corrispondenza con quelle di Beirut ; molte specie comuni hanno all’incirca la stessa distribuzione bati- metrica ad eccezione di poche, fra cui :

Bulimina gibba

nell’Egec

. 71

m

a Beirut 246 m

Cassidulina laevigata

carinata

))

51

m

)) 246 m

Cassidulina subglobosa

»

179

m

» 75 m

Sigmoilina schlumbergeri

»

179

m

» 51-58 m

Siphonina reticulata

))

104

m

» 51-58 m

Gli Elphidium che nelle acque libanesi non oltrepassano i 75 m, neH’Egeo si spingono a profondità maggiori ; Hyalinea balthica, as¬ sente a Beirut, compare dai 100 m in poi. Nel porto del Pireo, dal quale proviene il campione meno profondo (25 m), la famiglia delle Miliolidae presenta la percentuale più elevata (40%), come pure le

Penero plidae (6%), che sono peraltro esclusive di questo campione. Lungo le coste libanesi le predette famiglie si presentano, a pari pro¬ fondità, ugualmente molto sviluppate { Miliolidae 45%, Peneroplidae Soritidae 15%), ad esse si associano però i generi Amphistegina ed Heterostegina^ che non risultano invece presenti nell’Egeo.

Tripoli (Libia).

La microfauna della spiaggia di Tripoli studiata dalla Martinottì (1921) presenta una tipica associazione di ambiente caldo e costiero con grande sviluppo di Miliolidae^ Discorbidae, Peneroplidae. Sono anche presenti, ma molto subordinatamente, Hyperammina^ Reophax^ Placopsilina, Textularia, Polymorphina, Operculina. Mancano invece completamente i generi Uvigerina, Bulimina., Cassidulina. Paragonan¬ do questa associazione con quelle di Beirut, si nota che esse presentano una certa analogia unicamente con i campioni raccolti a 25 m ed a 50 m di profondità.

CONCLUSIONI

Lo studio eseguito pur riguardando un numero molto limitato di campioni, ci permette di fare delle considerazioni ecologiche di un certo interesse.

Fino alla profondità di 27 m le microfaune esaminate hanno il carattere di tipiche associazioni costiere, molto specializzate. Infatti intorno alla profondità di 11 m i 2/3 della microfauna sono costituiti da un’unica specie, V Amphistegina madagascariensis, tipica forma di acque basse e calde, a cui si associano Heterostegina antillarum, Milio¬ lidae e Soritidae fino a costituire il 91% della microfauna. A 27 m le Miliolidae prendono il sopravvento raggiungendo la percentuale del 45%, mentre le Amphisteginidae si riducono al 19% ; queste due fami¬ glie rappresentano, assieme alle Soritidae^ l’80% della microfauna. Fra i 50 ed i 70 m la microfauna comincia ad assumere un aspetto molto più vario : la percentuale del plancton diventa apprezzabile, mentre nel benthos più famiglie sono ben rappresentate.

~ 25

A 246 m infine la microfauna appare completamente diversa : fra gli arenacei prevalgono i Lituolidae, si fa più sentita la percentuale di Bolivina alata e delle Cassidulinidae ed inoltre sono presenti un gruppo di forme tipiche di acque profonde (Buliminidae, Uvigerinidae, Hoglundina elegans e Chilo stornella oolina) completamente assenti nei precedenti campioni.

Carattere peculiare delPassociazione bentonica delle coste liba¬ nesi è la presenza dei generi Amphistegina ed Heterostegina. Il con¬ fronto con le altre microfaune del Mediterraneo hanno mostrato che questi generi sono limitati, nel Mediterraneo, alla estremità sud-orien¬ tale del bacino levantino. Infatti il genere Amphistegina è segnalato lungo le coste mediterranee egiziane, d’Israele e del Libano ; mentre il genere Heterostegina è stato rinvenuto soltanto nelle acque d’Israele e libanesi.

Questi generi durante il Terziario avevano invece una distribu¬ zione molto più ampia nell’area del Mediterraneo ; essi infatti vivevano così abbondantemente in alcuni ambienti litorali da assumere impor¬ tanza litogenetica.

Per quanto riguarda l’associazione planctonica osserviamo : i fo- raminiferi planctonici compaiono nel campione n. 4, proveniente dalla profondità di 27 m, con il genere Globigerinoides, rappresentato dalla specie ruber. A. 51-58 m sono presenti altre due specie di Globigeri- noides {GL trilobus e GL conglobatus) e compare il genere Globigerina con GL bulloides, A 75 m la percentuale delle forme già comparse aumenta mentre si aggiungono i generi Hastigerina {H. aequilateralis) ed Orbulina. Infine a 246 m è presente anche Hastigerina pelagica e la popolazione totale dei foraminiferi planctonici raggiunge la per¬ centuale del 16%. Il genere Globorotalia risulta completamente as¬ sente. Questo genere, anche se scarsamente rappresentato, nell’Adriatico compare alla profondità di 172 m (Chierici, Busi e Cita, 1963); nello Ionio è invece assente fino alla profondità di 500 m (Fierro, 1964); nell’Egeo a 51 m si rinviene Globorotalia inflata mentre GL truncatulinoides è riportata a 366 m e GL scitula a 859 (Parker, 1955).

Si nota quindi che alcune specie tipiche del plancton mediterra¬ neo e generalmente abbondantemente rappresentate, diventano rare o scompaiono nel Mediterraneo orientale probabilmente a causa della temperatura e della salinità troppo elevata. Secondo i dati riportati dalla Parker (1955) nel Mediterraneo orientale la temperatura della acqua in superficie varia da 16° a 24°C nel bacino ionico, da 12° a

25°C nel mar Egeo e da 16° a 29°C nel bacino levantino. La relativa sali¬ nità in superficie oscilla dal 38"/oo al 39,5y,j„, tranne che in alcuni punti in cui si sono avute eccezionali basse salinità in seguito a stra¬ ordinarie piene del Nilo. Per le temperature al fondo si hanno i se¬ guenti dati per il Mar Egeo :

a 25 m 11° - 21° C

)) 50 m 12° - 31° C

)) 100 m 13° - 18° C

» 200-300 m 13° - 16° C

)) 490 m 14° - 15° C

)) 500 m ca 14° C

A profondità superiori ai 500 m la temperatura sia nel Mediter¬ raneo orientale che nell’Egeo varia fra i 13° ed i 14° mentre la sali¬ nità, al di sotto dei 25 m, oscilla fra il 38"/oo ed il 39Y„o-

Si può quindi concludere che la microfauna delle coste libanesi presenta fino alla profondità di circa 100 m i caratteri di una tipica associazione di acque calde e poco profonde. Al di dei 200 m il benthos comincia ad assumere l’aspetto di una associazione di mare più profondo mentre il plancton è ancora scarso e poco significativo.

OSSERVAZIONI SU ALCUNE SPECIE

Fam. LITUOLIDAE Gen. Bdelloidina Carter, 1877 FBdelloidina sp.

Tav. 1, fig. 1.

Un solo esemplare, incompleto, dubitativamente attribuito a que¬ sto genere, è stato trovato nel campione n. 2, alla profondità di 75 m. Esso presenta guscio arenaceo, con molto cemento calcareo, ed è costi¬ tuito da una serie di camere basse e larghe divise da suture depresse. 11 frammento è ramificato e presenta una delle superfici compieta- mente piatta. Lascio dubbiosa la mia attribuzione poiché avendo rinvenuto un solo esemplare non ho creduto opportuno sezionarlo

27

per riscontrarvi i caratteri interni presentati dal genere Bdelloidina^ cioè pori e setti secondari verticali. AlFestremità dei due rami è possibile tuttavia notare un robusto setto verticale che divide in due l’ultima camera presente.

Il gen. Bdelloidina non è molto noto. Gli esemplari di B. aggre¬ gata Carter riportati da Brady (1884 - Rept. Voy. Challenger, ZooL, voi. 9, tav. 36, figg. 4-6) provengono dalla stazione 218A delle isole deH’Ammiragliato, a N della Nuova Guinea, dalla profondità di 20-32 m.

Fam. MILIOLIDAE Gen. Sigmoilina Schlumberger, 1887 Sigmoilina ovata Sidebottom Tav. 2, fio;. 11,

1904. Sigmoilina ovata. Sidebottom : Meni. Proe. Manchester Lit. Phil. Soe., 48, no. 5, p. 6, tav. 2, figg. 12-13.

1921. Sigmoilina ovata. Martinotti : iVtti Soe. It. Se. nat. Milano, 59, p. 276.

Questa specie è largamente rappresentata lungo la costa di Beirut fra i 10 ed i 30 m di profondità; nel campione n. 4 costituisce il 23% dell’intera associazione. I gusci rinvenuti sono molto rigonfi ed hanno un diametro longitudinale che raggiunge al massimo 0,5- 0,6 mm. Essi hanno contorno ovale e mostrano all’esterno 6 o 7 camere di forma tubolare. Ciascuna camera presenta, lungo i margini laterali, due bande di colore diverso da quello del restante guscio, spesso sono quasi nere. L’apertura porta un piccolo dente semplice, talvolta un po’ slargato all’estremità.

I tipi di questa specie provengono dalle accfue poco profonde dell’isola di Deio (15-25 m); viene inoltre riportata fra i foraminiferi della spiaggia di Tripoli illustrati dalla Martinotti (1921).

Fam. NUMMULITIDAE Gen. Heterostegina D’Orbigny, 1826 Heterostegina antillarum d’Orb.

Tav. 5. figg. 3-7.

1839 Heterostegina antillarum. d'Orbigny, in De la Sacra; Misi. phys. nat. Cuba, p. 122. tav. 7, figg. 24-25.

1922. Heterostegina antillarum. CusiiMAN: Pubbl. 311. Carnegie Inst. Washington, p. 57, tav. 10, fig. 5.

28

1930. Heterosteglna anLÌllarum, Cushman : Smith. Inst. U.S. Nat. Mus., Bull. 104.

pt. 7, p. 33, tav. 12.

1964. Heterosteglna antillarum. Hofker, Studies on thè fauna of Curarao and uther

Carihhean islands, 21, p. 113, fìg. 273.

Guscio di piccole dimensioni per il genere ( gli esemplari più sviluppati raggiungono un diametro di mm 1,7), compresso, piuttosto rigonfio nella regione umbonale, lievemente ondulato ; un lato è leg¬ germente più convesso dell’altro, che è quasi piatto ; suture distinte, molto arcuate, delimitano numerose camere (15-18 nell’ultimo giro), che sono divise in camerette per circa metà della loro lunghezza. Le camerette cominciano a formarsi progressivamente dal margine peri¬ ferico di ciascuna camera dopo il primo giro, le cui camere sono com¬ pletamente indivise (tav. 5, fig. 3). In tutti gli esemplari rinvenuti le porzioni interne delle logge appaiono chiaramente indivise e for¬ mano intorno all’umhone una caratteristica figura a rosetta.

Gli esemplari libanesi non corrispondono perfettamente al tipo di d’ORBiGNY, da cui si differenziano per presentare logge meno nu¬ merose, meno alte e più irregolarmente suddivise. Una migliore corri¬ spondenza mostrano invece con le figure di H. antillarum riportate da Hofker (1964). L’incompleta divisione delle logge li differenzia chiaramente dalla H. suborhicularis. Difatti le figure 5 e 6, che in Fornasini (1903) rappresentano questa specie dai disegni inediti di d’ORBiGNY, non mostrano questo carattere; mentre la fig. 7, che po¬ trebbe ravvicinarsi agli esemplari del Libano, è ritenuta da Fornasini un individuo giovane. Nel materiale studiato sono stati rinvenuti esem¬ plari appartenenti ai diversi stadi di sviluppo, per cui è stato possi¬ bile osservare che la divisione delle logge in camerette è incompleta anche negli individui adulti.

L’i/. antillarum fu rinvenuta da d’ORBiGNY a Cuba e Jamaica; da Cushman a Dry Tortugas (Florida) e lungo le coste del Brasile (stazione D-2758 Albatross) ; da Hofker alle Piccole Antille. Nel Mediterraneo questa specie è segnalata ora per la prima volta. Lungo le coste mediterranee d’Israele è riportata da Reiss, Klug e Merlin (1961) la H. suborhicularis.

29

Fam. AMPHISTEGINIDAE Gen. Amphistegina (I’Orbigny, 1826 Amphistegina madagascariensis cI’Orb.

Tav. 5, figg. 2 a-b.

1826. Amphistegina madagascariensis. D’Orbigny : Ann. Se. Nat., voi. 7, j). 304. 1903. Amphistegina madagascariensis. Fornasini; Rencl. Acc. Se. Ist. Bologna, 7, p. 3, tav. 2, fig. 5.

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1954. Amphistegina madagascariensis. Cushman. Todd e Post: U. S. Geol. Surv.

Prof. Paper 260-H, p. 362, tav. 90, figg. 1, 2.

1959. Amphistegina madagascariensis. Graham e Militante: Stanford Gniv. Pubi., Geol. Se., 6, no. 2, p. 104, tav. 16, figg. 9-11.

1961. Amphistegina madagascariensis. Reiss, Klug e Merlino: Geol. Surv. Israel, BulL, 32, p. 28.

1965. Amphistegina madagascariensis. Todd: Smith, Inst. U. S. Nat. Museum, Bull. 161, p. 34, tav. 11, fig. 3, tav. 12, figg. 1-2.

È largamente rappresentata lungo la costa libanese specialmente tra i 10 ed i 30 m di profondità; nel campione prelevato ad lini costituisce il 65% della microfauna a foraminiferi. 1 gusci sono per

10 più irregolarmente biconvessi ; quelli dei campioni più litorali sono spesso di colore arancione chiaro, sono più grandi e più rigonfi. Gli esemplari più sviluppati raggiungono un diametro di mm 1,3-1. 5 ed uno spessore di mm 0,8 (talvolta lo spessore è quasi uguale al dia¬ metro). Le suture, specialmente sul lato spirale, appaiono confuse.

11 numero delle camere è meglio visibile sul lato ombelicale e varia da 9 a 15 nell’ultimo giro. Sul lato ombelicale sono chiaramente visi¬ bili le (( camerette stellari » determinate dalle lamine dentarie (tooth- plates) che dividono in due le camere normali. Le suture fra le camere sono curve all’indietro e lo stesso andamento seguono le camerette stellari, le cui estremità esterne non raggiungono il margine perife¬ rico del guscio che è bordato da una carena appena limbata. L’aper¬ tura è rappresentata da una fessura provvista di un labbro orlato da papille. In prossimità dell’apertura il guscio è ricoperto da granula¬ zioni più o meno numerose.

Questa specie, originariamente descritta dal Madagascar, è stata spesso confusa con la A. lessonii da cui peraltro si distingue per essere più rigonfia, più inegualmente biconvessa e per il minor numero di camere ; presenta tuttavia un notevole grado di variabilità dipendente

su

pro}3abilmente dalla profondità. Essa ha un’ampia distribuzione nel¬ l’area equatoriale ed è soprattutto caratteristica di acque basse. Alle isole Marshall (Cushman, Todd e Post, 1954) è largamente rappre¬ sentata sia nelle lagune, sia sui bordi esterni ( outer slopes) delle sco¬ gliere dove raggiunge percentuali anche superiori al 50%. Alle Filip¬ pine (Cushman, 1921) si trova associata alla A. lessonii specialmente al di sotto dei 50 m di profondità, ma è meno frequente di quest’ultima specie. Anche nelle raccolte fatte dall’ALBATROSS nel Pacifico sud¬ orientale è ampiamente rappresentata sia nelle associazioni litorali che in quelle di laguna. Nel Mediterraneo questa specie è stata già segna¬ lata lungo le coste d’Israele (Reiss, Klug e Merling, 1961) e viene citata ora per la prima volta nelle acque libanesi. Non mi risulta che sia stata rinvenuta a latitudini più alte.

AmpJiistegina radiata (Fichtei. e Mole)

Tav. 5. figg. 1 a-1).

1798. Nautilus radiatiis. Fichtel e Mole: Testacea iiiieroseopiea, p. 58, tav. 8. figg. a-d.

1895. Ampliistegina radiala. Chafmain : Proe. Zoo], Soe. London, p|). 45-17. tav. 1, figg. 8-10, 12.

1915. Amphistegina lessonii var. radiata. Hekon-Ai.len e Earlaind: Trans. Zool. Soe, London, 20. p. 736.

1921. Amphistegina lessonii var. radiata. CT shman ; Smith. Inst. U. S. Nat, Mus., Bull., 100, 4, pp. 372-373.

1924. Amphistegina radiata. Cushman: Carnegie Inst. Washington, Pubi. 342, p. 49, tav. 17. figg. 1. 2.

1949. Amphistegina radiata. Saio: Cush. Lah. Foram. Res., Spee. Pubi. 26. p. 38, tav. 4, fig. 10.

1954. Amphistegina radiata. Cushman, Todd e Post: U. S. Geol. Surv. Prof. Paper 260-H, p. 362, tav. 90, fig. 3.

1961. Amphistegina radiata. Reiss, Klug e Merlino: Geol. Surv. Israel. Bull, 32,

p. 28.

1965. Amphistegina radiata. Todd: Smith. Inst. LI. S. Nat. Mus. Bull. 161, pp. 34- 35, tav. 13. figg. 1-3, tav. 14, figg. 1-3.

Questa specie è presente in tutti i campioni ma con frequenza minore e con esemplari più piccoli della A. madagascariensis. I gusci sono bianchi e acutamente carenati ; talvolta sono poco rigonfi e ugual¬ mente biconvessi, talvolta con lato spirale quasi piatto e lato ombeli¬ cale [)iù convesso. Le suture sono ben visibili; esse si estendono quasi radialmente per circa metà della loro lunghezza, poi si inflettono ad

31

angolo retto alFindietro fino a raggiungere il margine periferico. Alle suture si aggiungono, sul lato spirale, tubercoli più o meno sviluppati. Il numero delle camere varia da 9 a 15 nelFultimo giro. Le camerette stellari, generalmente più sottili che in A, madagascariensis, sono in alcuni esemplari poco visibili. Le aree umbonali sono occupate su ambo i lati da un bottone più o meno sviluppato, attraverso il quale talvolta si intravede il proloculus. L’apertura, a forma di fessura, è circondata da papille variamente sviluppate.

Questa 'specie è stata originariamente descritta dal Mar Rosso, dove ha una larga distribuzione (Saio, 1949) nell’area delle scogliere coralline. I gusci provenienti dalle acque più basse sono generalmente più piccoli di quelli delle acque più profonde. È stata trovata da CusHMAN (1921) alle Filippine, da Cushman e Tono (1954) nelle acque profonde degli atolli di Bikini e di Eniwetok. Nelle raccolte delFAlbatross nel Pacifico sud-orientale non è stata trovata abbon¬ dante in nessun luogo (Todd, 1965). Nel Mediterraneo è riportata da Saio e Kamel (1956) lungo le coste egiziane e da Reiss, Kluc e Merlino (1961) per le coste d’Israele. È citata ora per la prima volta nelle acque di Beirut.

Istituto di Paìeoiitoìogia deìVU niversità di Napoli, gennaio 196H.

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3

TAVOLA 1.

Fig.

1.

?B(ìelloidina sp.

xlT

Fig.

2.

Rahdammina sp.

X 12

Fig.

3.

Reophax scorpiurus iVIontfort

x75

Fig.

4.

Animo scalaria pseudospiralis (Will.)

X SO

Fig.

.3.

Ammotium cassis (Parker)

x6.3

Fig.

6.

Ammoscalaria teniiimargo (Brady)

x45

Fig.

7.

Siphotextularia concava (Karrer)

x6.3

Fig.

8.

Clavulina crustata (Cush.)

x25

Fig.

9.

Alveophragniium nitidum (Goes)

x60

Fig.

10.

Textidaria conica (FOrh.

xlOO

Fig.

11 a

-Uh. Texlularia calva Lalieker

x75

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Monchakmont Zei M., / foraminiferi di alcuni campioni di fondo, ecc. Tav. 1.

TAVOLA 2.

Fi..

la-1!).

Qidnqaeloculina

intricata Terquem

X 45

Fi..

2a 21).

Quinquelociiìina

dutliiersi Srhlum.

x40

Fi..

3.

Quinqiieloculinu

undulata d’Orb.

X 60

Fig.

4a - 41).

Massilina secati s

d'Orb.

x35

Fig.

5.

Biloculinella labiata (Schluni.)

x65

Fig.

6a - 61).

Qidnqueloculina

radiosa Terquem

X 40

Fig.

7a- 71).

Qidnqueloculina

agglutinans (FOrb.

x60

Fig.

8.

Quinqueloculina

pulchella d’Crb.

x30

Fig.

9.

Quinqueloculina

disparilis d’Orb.

x40

Fig.

10.

Miliolinella suhlineata (Brady)

x50

Fig.

ri.

Sigmoilina ovata

Sidebottom

x70

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

MonchakmoNt Zei M., / foraminiferi di alcuni campioni di fondo, ecc. Tav. 2.

TAVOLA 3.

Fig.

1.

Peneroplis pÌMnatus (F. e M.)

X 40

Fig.

2.

Sorites marginalis (Lamarek)

x35

Fig.

3.

Nodoplìthalmidium antilìarum (Cush.)

x70

Fig.

4.

Peneroplis proteus d’Orl).

x55

Fig.

5.

Peneroplis pertusus (Forskal)

x75

Fig.

6a .

61). Articidina mucronata (d’Orb.)

(esemplari giovani)

x70

Fig.

7.

Hauerina bradyi Ciisli.

x70

Fig.

8.

Parrina hradyi (Millett)

x70

Fig.

9.

Spiroloeuìina ornata (FOrli.

x50

Fig.

10.

Spiroloeuìina grata anguìata Cush.

x55

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Moncharmont Zei M., / forantiniferi di alcuni campioni di fondo, ecc. Tav. 3.

1

TAVOLA 4.

Fig. 1. Astacolus crepidiilus (F. e M.) x 40

Fig. 2. Uvigerina hermudezi Acosta x70

Fig. 3. Uvigerina mediterranea Hofker x 60

Fig. 4. Astrononion stelli gerum ((rOrh.) x 100

Fig. 5. Cibicides lobatulus (W. e J.) x 50

Fig. 6. liosalina globularis (FOrl). x 60

a) veduta spirale h) veduta ombelicale

Fig. 7. Tretomplialiis concinnus (Brady) x 85

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Fig. 8, Tretornphalus planus Cusb. x75

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Fig. 9. Cymbaloporetta bradyi (Cusb.) x75

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

MoncharmoNt Zei M., / foraminìferi di alcuni campioni di fondo, ect\ Tav. 4.

TAVOLA 5.

Fig. 1. -- Amplìistegina radiala (F. c M.)

a) veduta spirale h) veduta ombelicale

Fio;. 2. Ain plìistegina madagascariensis d’Orb.

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Fig. .3. - 6. Heterostegina antiìlariun d’Orb.

(esemplari in diversi stadi di sviluppo: 3 x80; 1 x65; 5 x 40 ; 6 x l5)

Fig. 7a - 7b. Heterostegina antilìarum d’Orb.

(esemplare adulto visto dai due lati)

x85

x50

x45

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Moncharmont Zei M., / joraminijeri di (deuni campioni di fondo, ecc. Tav. S.

TAVOLA 6.

Fia:. L Aiiervulina inhaerens Sehultze x 50

Fig. 2. Hò^lundìna elegans (fFOrb.) x 60

a) veduta spirale 1>) veduta ombelieale

Fig. 3. Mississipina concentrica (P. e J.) x 45

Fig. 4. Eponides repandus (F. e M.) x 45

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Fig. 5. Asterigerinata mamilla (Will.) x 95

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Fig. 6. Glohigerinoides ruì)er (d’Orb.) x 70

a) veduta spirale

b) veduta ombelicale

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Mcnch ARMONI' Zei M., / foraminìferl di alcuni campioni di fondo, ecc. Tav. 6.

Boll. Soc. Natur. in Napoli voi. 77, 1968, pp. 35-49, 4 figg.

Studi geologici e applicazioni geofisiche in alcuni problemi di ingegneria civile in Puglia e Lucania

Nota del Socio BRUNO RADINA (Tornata del 23 febbraio 1968)

Riassunto. Nello studio di alcune importanti opere d’ingegneria civile, la col¬ laborazione tra Geologia tecnica e Geofisica si è dimostrata assai proficua ed economica¬ mente vantaggiosa.

I casi esposti riguardano :

a) Studio di una sezione trasversale del fiume Lato (prov. di Taranto) per la impostazione di una diga in terra.

b) Ricerca dello spessore di un deposito costituito da detrito di frana e di falda (diga sul T. Camastra, prov. di Potenza).

c) Condizioni idrogeologiche delPalveo del fiume Rasento, in vista delFuti- lizzazione di questo come canale naturale.

I metodi geofisici che hanno presentato maggiore interesse pratico sono stati quello dei sondaggi elettrici verticali e quello della sismica a rifrazione.

Alcuni dei risultati deH’interpretazione geofisica tradotti in termini geologici, hanno dimostrato, alla verifica diretta, una buona attendibilità.

Summary. In thè study of some important works of Civil Engineering, thè cooperation between technical geology and applied geophysics has been very useful, even from an economie point of view.

The following cases have been considered t

a) A study of a transverse section of thè river Lato (district of Taranto) in view of building an earth dam ;

b) A research of thè thickness of talus or landslide deposits for thè building of an earth dam on thè Camastra stream in thè district of Potenza ;

c) The hydrologic and geologie conditions of thè bed of thè Basente river, in view of its utilization as a naturai channel.

The geophysical methods that have proved most efficent from a practical point of view are thè electrical well loging and thè geophysical seismic method.

Some of thè results of thè geophysical study were interpreted from thè geolo¬ gica! of view and proved to be sufficienti reliable.

36

Introduzione e finalità del lavoro

In questi ultimi anni la collaborazione tra Geologia tecnica e Geofisica applicata nello studio di opere di Ingegneria civile parti¬ colarmente importanti sotto i profili tecnico ed economico (ad es. dighe, fondazioni, gallerie, ricerca di acque sotterranee, bonifiche, ecc.) è stata sempre più largamente attuata e sempre più si è dimostrata proficua.

In generale l’impiego di metodi geofisici è particolarmente ne¬ cessario quando le condizioni geologiche delle formazioni (in super¬ ficie e, più di frequente, in profondità) si prospettano complesse o mal definibili. Il vantaggio che la prospezione geofisica, in ogni caso, assicura al fine di una migliore conoscenza geologica dell’area inte¬ ressata, è quello di ridurre le ricerche dirette (esplorazione geologica del sottosuolo mediante scavi e perforazioni). Queste possono essere piuttosto costose o talora risultano sproporzionate all’interesse pratico della ricerca ; in altri casi sono poi troppo lente rispetto alla possi¬ bile esigenza di dover disporre di dati entro un tempo assai breve.

Il problema della collaborazione tra Geologia e Geofisica nello studio di problemi tecnici applicativi riveste importanza determi¬ nante anche sotto il profilo della economicità dello studio stesso. Que¬ sto aspetto non va appunto trascurato nell’ambito del programma delle indagini e ricerche, direttamente connesse con la conoscenza del suolo e del sottosuolo, che ora sono in atto o in programma nelle regioni meridionali e che riguardano la realizzazione o la impostazione di grandi opere di Ingegneria civile, da parte di Enti pubblici e privati.

Come è noto ancor oggi l’ordinato sviluppo della Puglia e della Lucania è infatti in parte legato alle trasformazioni fondiarie e a un più razionale sfruttamento delle risorse naturali.

Sotto quest’ultimo aspetto appare utile rendere noti i risultati di alcune indagini di Geologia tecnica e di prospezioni geofisiche ese¬ guite in ausilio alle ricerche geologiche. La Geofisica ha spesso trovato un campo di applicazione, talora solo per confermare la soluzione di problemi geologici già ritenuta attendibile ; in altri casi, per fornire ulteriori elementi di giudizio, validi per una ponderata scelta della soluzione geologica più verosimile ; infine a volte per accertare in loco caratteristiche tecniche del terreno interessanti ai fini della ricerca.

I risultati dell’interpretazione geofisica che verranno esposti, tra¬ dotti in termini geologici in parte direttamente verificati, hanno fra

37

l’altro anche un interesse pratico. Essi possono infatti essere assunti come termini di confronto, sia pure del tutto indicativi, nei problemi che sotto l’aspetto della natura e della giacitura delle rocce, risultano analoghi a quelli già studiati e risolti.

La presente nota s’inquadra nell’ambito delle attività e delle ri¬ cerche che l’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bari svolge nel campo della Geologia Applicata nelle regioni meridio¬ nali, in collaborazione talora anche con Enti pubblici e privati. L’Autore ringrazia il Direttore dell’Istituto, Prof. Adriano Valduga, per i sug¬ gerimenti che egli ha dato durante il lavoro. Desidera inoltre ringra¬ ziare la Presidenza dell’Ente dell’Irrigazione e Trasformazione Fon¬ diaria in Puglia e in Lucania, che gli ha permesso di utilizzare i risultati di ricerche applicative da esso finanziate, inoltre la Geosonda s. p. a, Roma e la Fondazione Ing, C. M, Lerici del Politecnico di Milano, per la cura e l’interesse con il quale esse hanno condotto le indagini geofisiche nonché per la collaborazione nell’interpretazione dei risultati.

I CASI STUDIATI

Si illustrano quelli fra i problemi studiati che sono apparsi più interessanti e significativi, sia per l’interesse generale sia per i risultati.

Per raggiungere lo scopo prefisso, ossia la migliore conoscenza geologica delle aree interessate dai progetti in corso di studio, si è generalmente seguita quella che appunto appare la più logica suc¬ cessione di impiego dei mezzi di indagine : rilevamento geologico di superficie, possibilmente integrato dall’esame delle foto aeree ; scelta, in relazione alle condizioni geologiche individuate o supposte, del metodo e dei metodi geofisici più favorevoli per risolvere i problemi ; esecuzione delle prospezioni geofisiche ed interpretazione dei dati ottenuti ; eventuale accertamento o controllo delle interpretazioni geo¬ logiche, tramite perforazioni meccaniche.

1) - Studio di una sezione trasversale di un corso d’acqua per Vimpo-

stazione di una diga in terra.

Località Contrada Passo di Giacobbe, nel bacino del fiume Lato (prov. di Taranto). Tav. I SE « Masseria Casamassima » del foglio

201 (( Matera ».

38

Gli accertamenti geologici, Nella sezione della stretta prescelta si rilevano in superficie i seguenti terreni :

a) in alveo, depositi sabbioso-limosi con lenti o letti di ciottoli, incisi per qualche metro dal corso d’acqua ;

b) nelle parti basse e medie dei versanti, argille grigio-azzurre e argille limose e sabbiose giallo-ocracee ;

c) nelle parti alte dei versanti, sabbie o conglomerati, ora granulometricamente abbastanza bene distinti, ora in associazione al¬ quanto caotica.

Le rocce affioranti nelle aree b) si possono facilmente identificare con quelle della ben nota formazione pliocenico-calabriana delle Ar¬ gille grigio-azzurre della Fossa bradanica, i depositi sabbiosi e con¬ glomeratici delle aree c) sono riferibili alla seconda fase della locale regressione post-calabriana ( 1).

Il passaggio dalle Argille grigio-azzurre l.s. alle sabbie e ai con¬ glomerati è osservabile (sugli opposti versanti) a quote che sarebbero inferiori di qualche metro a quella del massimo invaso del bacino artificiale in progetto.

Nei punti dell’alveo nei quali sono stati eseguiti i sondaggi geo¬ gnostici, il substrato dei depositi alluvionali è apparso costituito dalle Argille grigio-azzurre : lo spessore di questi depositi resta mediamente compreso tra i m 6 e 8 (in vicinanza delle sponde) ed i m 14 e 16 (in alcuni punti della zona centrale dell’alveo). I depositi alluvionali, già a qualche metro al di sotto del p.c. mostrano di essere poco assor- riti granulometricamente ; spesso le frazioni ciottoloso-sabbiose, ovvero quelle limoso-siltose, appaiono concentrate in lenti o letti.

In merito alle condizioni idrogeologiche delle rocce della (( stretta », è stato possibile verificare anche tramite prove dirette di assorbimenti d’acqua che :

le Argille grigio-azzurre sono praticamente del tutto imper¬ meabili ;

le sabbie e i conglomerati delle parti alte dei versanti sono a luoghi mediamente o scarsamente permeabili per porosità (a se¬ conda della distribuzione e frequenza della frazione psammitica) ;

(1) B. RadiNA, 1967. « Geologia dei dintorni di Laterza e di Ginosa {prov. di Taranto e di Muterà) ». Boll. Soc. Nat. in Napoli, LXXVI, Napoli.

39

i depositi alluvionali hanno tipo di permeabilità assai simile, nelle modalità, a quello della sabbie e conglomerati ora ricordati : quantitativamente, gli assorbimenti idrici sono, qui, condizionati dalla maggior presenza dei materiali ciottolosi e di quelli limoso-siltosi.

L’ indagine geofisica. È stata eseguita con la fina¬ lità di ;

a) cercare di ottenere un maggiore numero di informazioni sulle condizioni litostratigrafiche dei depositi alluvionali d’alveo, da confrontare con le informazioni direttamente raccolte tramite i son¬ daggi geognostici, allo scopo di individuare il più probabile spessore dei depositi stessi, nonché la topografia del tetto del substrato imper¬ meabile (Argille grigio-azzurre);

b) valutare lo stato di costipazione e di consistenza dei terreni, in corrispondenza della sezione di sbarramento.

Per il primo accertamento si è ritenuto consigliabile impiegare il metodo dei sondaggi elettrici verticali (S.E.V.), per il secondo è stato usato il metodo sismico a rifrazione. I risultati ottenuti da cia¬ scuno dei due metodi hanno consentito inoltre la migliore interpreta¬ zione dei dati ricavati dall’altro (2).

Correlazione dei risultati della geofisica con i dati geologici. Dal confronto tra i risultati dei S.E. con quelli dell’indagine geologica compiuta in superficie ed in pro¬ fondità (sondaggi meccanici), sono apparse possibili localmente le seguenti correlazioni (fig. 1):

Resistività Tipi litologici

25 - 50 ohm m

50 - 100 ohm m 100 - 200 ohm m 100 - 200 ohm m

Terreno vegetale, detrito, terreni superficial¬ mente alterati.

Alluvioni prev. limose.

Alluvioni prev. ghiaiose.

Conglomerati e sabbie in associazione per lo più caotica.

(2) Le esplorazioni geofisiche sono state eseguite dalla « Geosonda )) S. p. a. Roma. Su un’area di circa mq 9.000 sono stati fatti 25 sondaggi elettrici e sono state rilevate quattro linee sismiche (delle quali una grosso modo coincidente con il pro¬ babile asse dello sbarramento e le altre tre trasversali alla prima).

40

DEPOSITI D’ALVEO NELL’ALTO CORSO DEL F. LATO

Schema stratigrafico indicativo, con valori medi degli assorbimenti d’acqua e delle resistività.

TERRENI ATTRAVERSATI

prof

m

p.c.

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0 hm m

Terreno vegetale limoso-argiìioso inglo¬ bante ghiaia e ciottoii.

Sabbie calcaree piuttosto fini alterna¬ te a straterelli di ciottoli.

Ghiaietto e ciottoii in matrice sabbioso limosa; qualche lente sabbioso-argil Iosa

Limi sabbiosi giallastri, inglobanti ele¬ menti ciottolosi.

Argilla grigio-azzurra, talora legger¬ mente limoso-sabbiosa.

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100 -4200

50-4100

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Fig. 1

41

20 - 100 ohm m Sabbie e sabbie limose e argillose.

6 - 20 ohm m Argille sabbioso-limose giallastre e Argille gri¬

gio-azzurre.

In base a queste interpretazioni si è avvalorata la ipotesi di lavoro che la formazione delle Argille grigio-azzurre impermeabili rappre¬ sentano il substrato continuo su tutto il fronte della sezione di sbarra¬ mento ; si è rilevato altresi che tale substrato si ritrova a quote econo¬ micamente raggiungibili dal diaframma di tenuta dello sbarramento e che il tetto delle Argille grigio-azzurre risale con continuità sugli opposti versanti a quote superiori a quelle previste per il massimo invaso.

L’indagine geosismica ha indicato l’esistenza, lungo tutta la sezione di sbarramento, di un mezzo di sufficiente spessore, con velocità di onde sismiche nel complesso uniforme (1,65 - 1,75 km/sec), sottostante a un mezzo superficiale a bassa velocità. La linea di separazione tra questi due mezzi non corrisponde in genere ad alcuna superficie limite tra formazioni diverse. Essa va intesa come limite tra un complesso superficiale poco addensato ed uno sottostante, più addensato. A questo ultimo possono corrispondere, da zona a zona, più di frequente la formazione delle Argille grigio-azzurre, ovvero i depositi alluvionali d’alveo a grana media e fine, più costipati.

Si può concludere che già a 5 - 8 metri di profondità, dovrebbero trovarsi terreni di fondazione con discrete caratteristiche elastiche, in relazione ai carichi che gli stessi dovranno sopportare. In definitiva il valore del modulo di Young dinamico che si è ricavato (con velocità delle onde elastiche 1,65 - 1,75 km/sec, coeff. di Poisson 0,20, densità media delle rocce 2,2 tonn/m^) e che è pari a 5x 10^ kg/cm^, appare abbastanza soddisfacente, tenendo conto del tipo di diga da progettare (in materiali sciolti) e della natura delle rocce che dovranno costituire il piano di fondazione.

2) - Ricerca dello spessore' di un deposito costituito da detrito di frana e di falda.

Località - Torrente Camastra, affluente di destra del fiume Basente (prov. di Potenza). Tav. IV SO a Trivigno » del foglio 200 « Tricarico » (ex (( Laurenzana »).

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Gli accertamenti geologici, Sulla sponda destra del T. Camastra, il più esteso affioramento su cui poggia la spalla della diga in terra di Ponte Fontanelle (3) è rappresentato da una coltre di frana e di falda. Questo detrito, in parte abbastanza assestato, è costituito da una matrice fondamentale terroso-sabbiosa, a luoghi limoso-argillosa, entro la quale sono inglobati frammenti a spigoli vivi di varie dimensioni (si notano talora blocchi di diversi metri cubi) di arenarie quarzose grigiastre e giallastre ; subordinatamente si tro¬ vano pure frammenti di calcari marnosi e di marne, tutti di dimensioni piuttosto piccole. Il lembo detritico poggia per la maggior parte su strati prevalentemente marnoso-argillosi a luoghi affioranti in alveo e riferibili dal punto di vista stratigrafico ad un flysch arenaceo-marnoso- argilloso ben esteso nel bacino del T, Camastra, Va notato che nella parte alta e media del versante destro questo flysch è prevalentemente arenaceo.

La coltre detritica deriva dalla disgregazione del flysch affiorante nell’alto versante e da dissesti e frane che possono aver interessato, in vari periodi e in vario grado, la parte del flysch più decisamente marnoso-argillosa.

Le indagini geognostiche dirette (sondaggi, trincee, cunicoli) ese¬ guiti in alcuni punti della coltre detritica hanno rilevato che la stessa è assai caotica per uno spessore dell’ordine di m 15 - 20. Al di sotto, per uno spessore di 10 - 15 metri si può riconoscere nella coltre una maggiore uniformità dei frammenti arenacei ed una certa regolarità nella giacitura di questi fra letti argilloso-sabbiosi. La parte inferiore del detrito Ls. può insomma essere rappresentata da pacchi di strati di arenarie ( appartenenti alla porzione prevalentemente arenacea del flysch), fratturati e scompaginati per acconsentimento al pendio del versante.

L’ indagine geofisica e l’ interpretazione dei risultati. È stata eseguita per precisare ed estendere le infor¬ mazioni sullo spessore della coltre detritica di frana e di falda e quindi per individuare la topografia del tetto del flysch ; inoltre per avere un orientamento, sia pure del tutto preliminare, sul comportamento meccanico dei materiali della coltre stessa. È stato ritenuto consiglia-

(3) B. RadiNa, 1967. a Studi geologici per lo sbarramento del T. Camastra nel bacino del F. Basento {App. lucano) », « Geologia Tecnica », n. 2, Milano.

43

bile di utilizzare contemporaneamente il metodo geoelettrico (Son¬ daggi elettrici verticali) e quello sismico a rifrazione (4).

L’esame statistico dei sondaggi elettrici compiuti ha posto in ri¬ lievo una buona rispondenza tra gli spessori degli ammassi per i quali la sismica di rifrazione ha indicato valori bassi di velocità e gli spes¬ sori di quelli caratterizzati da elevata resistività. I terreni con resisti¬ vità media di 200 ohm m risultano avere grosso modo una velocità sismica di 1000 m/sec; i sottostanti terreni caratterizzati da resisti¬ vità pari a 20 ohm m dovrebbero corrispondere al flysch in posto, che rileva una velocità sismica dell’ordine di 2400 m/sec (fig. 2).

Il valore alquanto elevato della resistività sembrava confermare che la gran parte della coltre detritica anche in profondità non è rappresentata da materiale argilloso : circostanza questa che si era già avuto modo di osservare direttamente sia in alcuni spaccati natu¬ rali, sia attraverso l’esame dei campioni provenienti dai sondaggi mec¬ canici.

In conclusione, pur nella difficoltà di dare ai parametri geofisici misurati in fase di rilievo un chiaro ed univocahile significato geologico e geotecnico (difficoltà dovuta in gran parte alla caoticità ed etero¬ geneità litologica della coltre detritica) l’indagine geofisica svolta alla luce dei risultati geognostici acquisiti ha permesso le seguenti interes¬ santi osservazioni (fig. 2):

a) il mezzo più superficiale, dello spessore di 5 - 8 m è carat¬ terizzato da velocità comprese tra 0,4 e 0,8 km/sec può rappresentare il terreno agrario e la parte più alta del detrito di falda e di frana (( aerata » e poco o nulla costipata. Il valore della resistività di questi materiali, mediamente compreso tra 50 e 70 ohm m, fa ritenere pos¬ sibile che i materiali stessi possano essere caratterizzati da un certo contenuto di argilla.

b) al di sotto, il mezzo nel quale, in media, la velocità è di 1 km/sec (resistività di 100-200 ohm m), può essere interpretato come un terreno sciolto per lo più incoerente (o lapideo, piuttosto intensa¬ mente fratturato), abbastanza bene assestato. Esso può assimilarsi alla parte inferiore della coltre detritica di frana e di falda, e probabil¬ mente costituisce la porzione più elevata degli strati arenacei del flysch scompaginati e fratturati per acconsentimento al pendio del versante.

(4) Le esplorazioni geofisiche sono state eseguite dalla « Fondazione Ing. C. M, Lerici » del Politecnico di Milano. Su una superficie di circa mq 8000 sono stati rilevati n. 24 S.E. ed esplorati 3500 m di profilo a rifrazione.

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CONFRONTO TRA SEZIONE GEOLOGICA. SEZIONE GEOELETTRICA E SEZIONE SISMICA. CT. Camastra}

Detrito di falda e di frana.

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Fig. 2.

45

Lo spessore totale di questi materiali può essere valutato intorno ai 20 metri.

c) le velocità pari o superiori ai 2,4 km/sec si riferiscono ovun¬ que al substrato fliscioide in posto, dotato di un rilevante grado di coesione.

L’andamento delle isopache (fig. 3), della parte caratterizzata da velocità inferiori o uguali a 1 km/sec, ha infine consentito di avere un’idea sufficientemente indicativa sulla topografia del substrato fli¬ scioide, assestato e stabile, nonché sui più probabili spessori della coltre detritica di frana e di falda che lo ricoprono.

3) - Condizioni idro geologiche delValveo del fiume Basente^ in vista della utilizzazione di questo come canale naturale ( 5).

Località " Medio bacino del fiume Basento (versante ionico-luca- no) : km 45 di fondo valle, compresi fra gli abitati di Calciano a NO e di Bernalda a SE: (Tav. I SE « Borgata S. Elia » del 200 a Trica¬ rico » e Tav, IV SO « Miglionico », III NO a Ferrandina » e III SE « Bernalda » del 201 « Matera »).

Gli accertamenti geologici, Lungo il tratto stu¬ diato, nella parte bassa e a luoghi in quella intermedia dei versanti della valle del F. Basento, affiora una formazione essenzialmente argil¬ losa di età pliocenica superiore-calabriana Argille azzurre » l.s. della Fossa bradanica). Essa è più precisamente costituita da argille, argille marnose, argille limoso-sabbiose e sabbiose, di colore che va dall’az¬ zurro al grigio-azzurrognolo al giallo-marroncino (per alterazione). In queste rocce solo a luoghi, laddove sono presenti frustoli carboniosi o dove la frazione sabbiosa è più cospicua, è possibile riconoscere al¬ cuni cenni di stratificazione.

Sotto il profilo morfologico, le Argille azzurre sono modellate ad ampi dossi mammellonari, con superfici poco inclinate (cupole d’ar¬ gilla) ; dove l’inclinazione dei versanti è piuttosto accentuata esse si presentano però con alcune delle forme più caratteristiche dovute so¬ prattutto a fenomeni di intensa erosione superficiale e a smottamenti (calanchi, lame, ecc.).

(5) L’alveo del F. Basento dovrebbe esser utilizzato come canale naturale per il trasporto delle acque da monte (bacino di raccolta) a valle (impianti industriali della zona Pisticci-Ferrandina).

1 SOP A C H E (equ idistanza 2. 5m) della coltre con velocita’ inferiori o uguali a 1 Knri/sec - 1 SO I P S E (equidist anza 5.0 m)

47

Arealmente la formazione costituisce due fasce continue in sini¬ stra e destra del corso d’acqua, variamente estese. Fra queste restano compresi i depositi alluvionali recenti ed attuati del fiume Basente, formati da ghiaie, sabbie e limi.

Questi sedimenti, che appaiono per lo più commisti, in parecchi piccoli spaccati d’erosione sono osservabili anche in letti o lenti ben distinte granulometricamente. Nel letto fluviale si rilevano alcune pic¬ cole isole fluviali, vuoi di sedimentazione, vuoi di avulsione. I contorni di queste isole sono abbastanza ben delineati nelle carte topografiche al 25.090 dell’LG.M.

Il corso del fiume Rasento, particolarmente nella parte inferiore del tratto studiato (grosso modo tra la regione Pantaniello a SE di Ferrandina e Bernalda) è caratterizzata da uno sviluppo prevalente¬ mente meandriforme : il raggio medio dei meandri oscilla intorno ai 100 - 150 metri, la larghezza dell’alveo non supera in genere i m 40. Alcuni sondaggi (n. 10) eseguiti in alveo e distribuiti nel tratto del corso d’acqua compreso tra la Stazione ferroviaria di Ferrandina e quella di Bisticci, hanno incontrato la formazione delle Argille grigio¬ azzurre, impermeabili, a una profondità compresa tra m 7,50 e m 10 dal p.c. I depositi alluvionali attraversati dai sondaggi sono risultati costituiti da ghiaie, talora miste a sabbie per lo più fini e a luoghi prevalentemente limose, nelle quali si intercalano a varie profondità letti e livelli di limi argillosi e sabbiosi, a luoghi spessi anche qualche metro. Tutte queste rocce hanno grado di permeabilità assai variabile. Nella maggior parte dei sondaggi il tratto più superficiale degli stessi (per circa m 1-1,50) è costituito da sabbie limose e da limi argillosi.

Utilizzazione geoio gTca dell’esplorazione geoelettrica. L’indagine geologica di superficie ed i risultati dei sondaggi geognostici eseguiti, lasciano supporre che le Argille gri¬ gio-azzurre, impermeabili, possano rappresentare, nel tratto del F. Rasento in studio, il substrato non molto profondo, impermeabile dei depositi alluvionali clastici variamente permeabili. Per un rapido ed economico accertamento estensivo (su circa 45 km di alveo) delle sud¬ dette condizioni geologiche, è stato scelto il metodo dei sondaggi elettrici verticali (S.E.V.) che, come è noto, si presta assai bene allo studio di terreni sciolti poggianti su formazioni argillose (6).

(6) La ricerca geofisica è stata eseguita dalla Fondazione ing. C. M. Lerici del Politecnico di Milano.

48

È stata eseguita una serie di 17 profili di elettrosondaggi (con un totale di 130 S.E.V.) trasversali al corso d’acqua e distribuiti lungo di esso a distanza pressocché uguale l’uno dall’altro. L’esame di questi profili mette in luce la presenza costante, ad una profondità media¬ mente compresa tra i m 8 e i m 12 dal p.c., di una formazione condut¬ tiva di fondo, caratterizzata da resistività generalmente inferiore a 5 ohm. m : questa può essere sicuramente identificata con le Argille gri¬ gio-azzurre pliocenico-calabriane. Lo studio delle resistività rilevate per i terreni presenti al di sopra delle Argille grigio-azzurre, associato con le indagini stratigrafiche sui sondaggi eseguiti in alveo, consente di raggruppare tali terreni in tre complessi principali, interpretabili nel modo seguente (fig. 4);

a) copertura discontinua con letti di materiale caratterizzato da alte resistività (50-200 ohm m) ; può corrispondere ad alluvioni in gran parte sabbioso-ghiaiose ;

b) materiale a resistività comprese tra 10 e 40 ohm m : è il più abbondante e diffuso e può rappresentare delle alluvioni preva¬ lentemente limose e argillose ; è probabile che in questo complesso possono essere presenti, sotto forma di alternanze, dei livelli sabbiosi ;

c) lenti o coperture discontinue di materiale limoso-argilloso caratterizzato da resistività inferiore a 15 ohm m (5-15 ohm m).

Interpretati estensivamente, i risultati ottenuti consentono alcune interessanti osservazioni. I valori delle resistività delle alluvioni (per i primi 7-10 m) decrescono piuttosto rapidamente da monte a valle: pertanto, mentre fin presso la Stazione di Ferrandina le alluvioni del fiume sembrano in prevalenza grossolane, a sud di Pisticci queste ap¬ paiono costituite quasi per intero da limi più o meno argillosi. Solo presso l’abitato di Bernalda, le alluvioni sembrano riacquistare una cospicua quantità di materiali grossolani. È probabile che questi ultimi provengano dai conglomerati quaternari che si ritrovano localmente sulla sommità dei versanti sinistro e destro del fiume Basente.

In definitiva, le considerazioni svolte portano alle seguenti con¬ clusioni nei riguardi della idoneità dell’alveo del F. Basente a fungere da canale naturale.

È assai improbabile che la circolazione idrica si esplichi in egual misura e con continuità in tutta la coltre alluvionale. Infatti la mag¬ gior parte dei depositi alluvionali è del tipo limoso-argilloso, scarsa¬ mente o per nulla permeabile; le parti permeabili (ghiaie e sabbie) sono limitate a lembi discontinui e per lo più superficiali. Le perdite

SEZIONI ELETTROSl

slm 220 -

200 -

liso "

160 -

140 -

SEZIONI ELETTROSTRATIGRAFICKE ATTRAVERSO IL F. RASENTO

Alluvioni sabbiose

Alluvioni argillose

Alluvioni argillose

Argille Calabriane.

ghiaiose.

luoghi con intercalazioni ghiaioso sabbiose.

Fig. 4.

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d’acqua nel tratto preso in esame possono per tanto essere considerate come del tutto trascurabili ; la circolazione idrica nella coltre allu¬ vionale appare limitata quasi per intero alle parti più superficiali di questa.

Istituto di Geologia e Paleontologia deWUniversità di Bari, novembre 1967.

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Boll, Soc. Natili-, in Napoli voi. 71, 1968, pp. 51-91; 25 figg.

Scivolamenti gravitativi (olistostromi) nei flysch del Cilento (Campania) O

Nota del Doti. ENNIO COCCO e del Socio TULLIO PESCATORE (Tornata del 29 marzo 1968)

Riassunto Vengono descritti nella zona di Monte Sacro fenomeni di scivola¬ menti gravitativi (olistostromi) presenti in due distinti livelli nella successione del flysch del Cilento.

L’olistostroma inferiore è lenticolare, si presenta con spessori generalmente ri¬ dotti e facies talvolta diverse; Tolistostroma superiore ha spessori maggiori ed affiora dovunque con continuità.

Due elementi caratterizzano questi depositi: (a) conglomerati a matrice arenaceo- siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale, e (b) successioni stratifi¬ cate di marne siltose e marne silicifere rosse, diaspri, calcareniti e arenarie,

I conglomerati senza stratificazione a tessitura fluidale vengono interpretati come successioni disordinate di colate di fango che si sovrappongono e si distribuiscono irregolarmente inglobando caoticamente materiale litoide di varia natura e dimensioni. Questa massa fluido-viscosa ha permesso al materiale stratificato sovrastante di franare lungo il pendio con velocità modesta, senza che la stratificazione venisse distrutta od obliterata.

Le successioni stratificate di marne rosse e calcareniti con livelli diasprigni alla base, di età Maastrichtiano-Paleocene, sono depositi estranei al bacino del flysch del Cilento, correlabili ipoteticamente a depositi della serie calcareo-silico-marnosa lucana tipo « flysch rosso » e « scisti rossi di Pecorone ».

Lo spostamento da sud ovest verso nord est dei depositi olistostromici, che potreb¬ bero testimoniare le prime fasi della traslazione della coltre lucana, fa ritenere che la serie calcareo-silico-marnosa si sia deposta ad occidente del flysch del Cilento e successivamente si sia spostata verso oriente.

Viene inoltre messa in rilievo la sovrapposizione tettonica del flysch del Cilento sulla serie della Piattaforma carbonatica appenninica.

Abstract Two levels of gravity sliding (olistostromes) in thè Cilento Flysch (Southern Apennines) are described. (*)

(*) Lavoro eseguito con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Gruppo per la Geologia dei Sedimenti.

52

The lower olistostrome has reduced thickness and is lenticular in shape ; thè upper one is thicker and outcrops more widely,

The olistostromal rock types are: (a) unstratified conglomerates with prevailing clayey-silty matrix and fluidal texture (mud and sand flow) and (b) stratified red marls, Jaspers, calcarenites and sandstones.

The unstratified conglomerates (a) are interpreted as random sequences of irregurarly flowing muds with a chaotic mixture of lithified materials of various nature and size (up to tens of m^).

The prevailing muddy matrix has allowed thè overgliding stratified rocks to slide along thè slope, preserving their bedding,

The stratified sequences of red marls and calcarenites with their basai levels of Jaspers (b), Maastrichtian-Paleocenic in age, are rocks with no relationship with thè Cilento Flysch basin, They are bere tentatively related to parts of thè « serie calcareo-silico-marnosa » (calcareous-siliceous-marly sequence) of Lucania Flysch rosso », « Scisti rossi di Pecorone »).

The north-eastward displacement of thè olistostromes, possibly caused by thè beginning of thè Lucanian nappe gliding, allows to infer an originai western situation of thè calcareous-siliceous-marly sequence in respect of thè Cilento Flysch basin.

Last thè Cilento Flysch thrust over thè more external Apennine Carbonate Plat- form is pointed out.

Premessa

Ricerche geologiche compiute nel Cilento, nella zona compresa tra Monte Sacro e Monte Centaurino (fig. 1), hanno messo in luce la presenza di scivolamenti gravitativi ( olistostromi), localizzati in due distinti livelli nella successione stratigrafica del flysch del Ci¬ lento,

Il termine olistostroma ha avuto dal 1955 molteplici inter¬ pretazioni (1); sembra utile quindi precisare che si usa questo ter¬ mine nel senso originario di Flores : deposito prodotto da frana¬ mento gravitativo (deposit produced by gravity sliding. in Glossary of Geology, A.G.L, supplemento, p. 46).

Gli olistostromi costituiscono intervalli caotici intercalati a nor¬ mali successioni stratigrafiche ; sono costituiti da sedimenti se non del tutto estranei al bacino di sedimentazione in cui si rinvengono, almeno differenti nettamente come facies rispetto ai sedimenti nei quali sono intercalati (ad es. facies marginali di un bacino incluse caoticamente nelle successioni di facies distali); essi quindi non de¬

ll) Per notizie più dettagliate sugli olistostromi si rimanda al lavoro di Jacobacci 1966 che riporta una esauriente bibliografia.

53

vono esser confusi con il prodotto di fenomeni sedimentari (frana¬ menti intraformazionali).

Di frequente gli olistostromi rappresentano le prime avvisaglie dell’arrivo di coltri gravitative e ne costituiscono le porzioni avan¬ zate, a volte addirittura le fronti.

La messa in posto di questi olistostromi si realizza, nel Cilento,

tramite grandi colate di fango che sostengono e accompagnano le masse litiche franate ; l’instabilità tettonica del bacino è la compo¬ nente principale di tali franamenti.

Cenni bibliografici

Negli ultimi anni parecchi autori hanno effettuato ricerche ge¬ nerali o di dettaglio sulla geologia del Cilento.

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Ippolito e Lucmi 1957 distinguono:

a) « Flysch argilloso-filladico », che si estende dal Cilento me¬ ridionale fino al versante nord orientale del gruppo del Pollino, con depositi prevalentemente argillosi, marcatamente filladici eelFalta valle del Sinni ;

b) « Flysch mareoso-arenaceo », diffuso nel Cilento, nella Ba¬ silicata e nel versante ionico del Pollino, con depositi marnosi e arenacei.

Donzelli e Crescenti 1962 descrivono in dettaglio il flysch a Alhanella ìì : arenarie alternate a marne, di età oligocenica. Gli Autori ritengono tale flysch alloctoeo in quanto reputano improba¬ bile che si possa avere una sedimentazione fliscioide in piccoli ba¬ cini limitati da sedimenti carbonatici neritici, tanto più che i sedi¬ menti oligocenici mancano nella serie carbonatica e il Miocene è trasgressivo sui sedimenti cretacici o eocenici.

Selli 1962 distingue nelle coltri silentine, tra i « terreni cao¬ tici », un flysch argillitico-qiiarzoso-calcareo a volte con accenno di epimetamorfismo e frequentemente caoticizzato, corrispondente al (( Flysch argilloso-filladico », Ippolito e Fucini 1957 e al « Flysch fillonitico », CoTECCPiiA 1958; tra le «zolle inglobate»:

a) Formazione di Monte Doglia, depositi calcarei, calcareo- marnosi, calcareo-siliciferi.

b) Formazione di Bellosguardo, flysch marnoso-arenaceo con calcari marnosi.

c) Formazione di Albanella, flysch marnoso-arenaceo di età oli¬ gocenica (Flysch a Alhanella D, Donzelli e Crescenti 1962).

d) Formazione di Monte Sacro, arenarie a grana grossa, alter¬ nate a conglomerati.

Secondo FAutore la formazione di Monte Doglia e la forma¬ zione di Bellosguardo sarebbero telealloctone ; la formazione di Al¬ banella alloctona ma con traslazioni più modeste ; la formazione di Monte Sacro probabilmente neoautoctona.

Grandjacquet 1963 nel suo schema strutturale delFAppen- eino campano-lucano ritiene il flysch del Cilento alloctono e di età compresa tra il Cretacico e il Miocene.

Ietto, Pescatore e Cocco 1965 segnalano nel Cilento occi¬ dentale una successione stratigrafica di età mesozoico-terziaria, dello spessore di circa 4.090 m costituita da tre termini:

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a) Formazione di S. Venere, argilliti, calcari arenacei, are¬ narie, di età Cretacico inferiore-Cenomaniano. Corrisponde al « Flysch argilloso-filladico » p.p., Ippolito e Lucmi 1957, ai « terreni caotici » p.p., Selli 1962 e alla formazione di M. Doglia, Selli 1962,

b) Formazione di Pollica, prevalentemente arenacea, di età Cretacico superiore-Eocene basale. Corrisponde al « Flyscli marnoso- arenaceo » p.p., Ippolito e Fucini 1957.

c) Formazione di S. Mauro, marnoso-arenacea alla base e are- naceo-conglomeratica alla sommità, di età Focene-Miocene? Corri¬ sponde al (( Flysch marnoso-arenaceo » p.p., Ippolito e Fucini 1957 e al flysch « Albanella », Donzelli e Crescenti 1962.

Pescatore 1966 illustra le caratteristiche sedimentarie del flysch del Cilento occidentale mettendo in evidenza due cicli sedi¬ mentologici che evolvono entrambi da fasi distali a fasi prossimali di correnti di torbida (primo ciclo: formazione di S. Venere e di Pollica’, secondo ciclo: formazione di S. Mauro).

Vezzani 1966 descrive nella Fucania meridionale la porzione superiore di una successione fliscioide di geosinclinale, tettonica- mente sovrapposta alla serie carbonatica mesozoica e terziaria del Monte Pollino. Tale successione presenta strette analogie litologiche e medesime giaciture del flysch del Cilento.

Marini e Andri 1966 accennano brevemente ai depositi fli- scioidi del Cilento e sembra che propendano per una autotoctonia di questi depositi, considerati stratigraficamente legati alla serie carbo¬ natica mesozoica come parte della successione miocenica ( o addirit¬ tura oligocenica) trasgressiva sui calcari del Cretacico-Paleocene.

Cestari 1967 precisa con maggior dettaglio un’ipotesi autocto- nista del flysch del Cilento, che suddivide in tre complessi:

1) Complesso argilloso-calcareo (corrispondente alla forma¬ zione di S. Venere), di età Cretacico inferiore nell’area centrale del (diente (Monte della Stella) e Oligocene-Miocene medio inferiore nell’area settentrionale (Valle del Calore).

2) Complesso arenaceo-marnoso (corrispondente alla forma¬ zione di Pollica e alla formazione di S. Mauro p.p.) di età Cretacico superiore-Eocene a Monte della Stella, Oligocene e Miocene a Roc- cadaspide.

3) Complesso arenaceo-conglomeratico (corrispondente alla for¬ mazione di S. Mauro p.p.) di età Miocene medio-inferiore.

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In molte parti del Cilento (Trentinara, Rofrano, Sapri ecc.), af¬ ferma l’Autore, « è possibile osservare il passaggio stratigrafico rego¬ lare,.. dal substrato calcareo alla copertura del flysch ». Il flysch di età Cretacico-Paleocene « può essere inquadrato nello schema strati¬ grafico generale », ammettendo « la possibilità di variazioni laterali di facies fra il substrato calcar eo-dolomitico ed il flysch ».

L’Autore afferma infine che nella zona di Rofrano i « calcari mesozoici non poggiano sul flysch ma sommergono regolarmente sotto di questo con normale rapporto stratigrafìco ».

Anche Richter 1967 considera il flysch del Cilento autoctono e di età terziaria.

Sgrosso e Torre 1967 descrivono una successione stratigrafica maastrichtiano-eocenica nell’area di Roccagloriosa, affiorante in finestra tettonica al di sotto del flysch del Cilento.

Nel corso del nostro lavoro ci riserviamo, tra l’altro, di met¬ tere in evidenza :

1) Netta distinzione tra i sedimenti del flysch del Cilento e i sedimenti flisciodi che costituiscono la porzione superiore della suc¬ cessione miocenica trasgressiva sulla serie neritica mesozoico-paleo-

cenica (Piattaforma carbonatica).

2) Età Cretacico-Oligocene (Miocene?) del flysch del Cilento (esistono comunque problemi aperti particolarmente sulla datazione della parte alta della successione).

3) Sovrapposizione tettonica del flysch del Cilento sui sedi¬ menti flisciodi della successione miocenica trasgressiva sulla Piatta¬ forma carbonatica.

Successione stratigrafica

Il flysch del Cilento è costituito dalle seguenti formazioni

(fig. 2 a):

Formazione di S. Venere

Calcilutiti marnose, argilliti e argille siltose talora con aspetto

filladico, calcari arenacei e quarzoareniti gradate ; calcareniti a cemento spatico, calcilutiti spesso silicifere tipo pietra paesina.

Le variazioni laterali sono marcate da zona a zona.

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Fig, 2. a. Carta geologica schematica di Monte Sacro. Punteggiato: formazione di S. Mauro p.p. - conglomerati ; tratteggio orizz. ; formazione di S. Mauro p.p., formazione di Pollica - marne, arenarie e conglomerati ; bianco : olistostroma.

Profili geologici; I - Sezione di Tempa del Ciglio (v. fig. 3); II - Sezione di Monte Lepre (v. fig. 7); III - Sezione di Lagorusso (v. fig. 9); IV - Sezione di Tempa della Rosalia (v. fig. 13); V - Sezione di Tempa del Lupo (v. fig. 19).

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Nella parte bassa sono stati rinvenuti Tintinnidi {Stenosemel- lopsis hispanica, Calpionella darderi)^ qualche Calpionella ; nella parte alta Pitonella ovalis ed Heldbergella sp.

L’età è compresa tra il Neocomiano ed il Cenomaniano.

Questa formazione è costituita per la maggior parte da depositi politici e da depositi che rappresentano fasi distali di correnti di torbida. Le strutture sedimentarie primarie presenti (calchi di docce d’erosione) indicano una direzione di scorrimento delle correnti da nord ovest verso sud est. È da tener presente però che la formazione è molto tettonizzata con frequenti pieghe a piccolo raggio, ribalta¬ mento e scollamento degli strati ( a luoghi interpretabili come feno¬ meni sìnsedìmentaiì-slumpings) ; le direzioni rilevate, quindi, pos¬ sono avere scarso significato.

Lo spessore della formazione oscilla tra i 1.000 e i 1.300 m. Formazione di Pollica

Arenarie a cemento prevalentemente siliceo alternate a siltiti e siltiti argillose ; i termini inferiori della formazione sono costituiti da arenarie a grana media e fine, in straterelli intorno a 10 cm di spessore; i termini più alti da arenarie a grana media e grossa in strati e banchi, e da conglomerati a matrice arenacea prevalente con ciottoli di rocce ignee, metamorfìtiche e sedimentarie. Nella zona di Ascea ed in quella orientale del gruppo di Monte Sacro prevalgono i termini conglomeratici.

Le arenarie oscillano petrograficamente fra grovacche, subgrovacche e grovacche feldspatiche.

1 fossili rinvenuti: ìnoceramus sp., Globotruncana lapparenti lapparenti, Globotruncana lapparenti tricarinata, Giimbelina sp.. Mi¬ scellanea sp., indicano un’età compresa tra il Cenomaniano ed il Paleocene.

Le arenarie straterellate basali rappresentano fasi distali di cor¬ renti di torbida, le arenarie grossolane ed i conglomerati a matrice arenacea prevalente rappresentano invece fasi più prossimali. Le di¬ rezioni di scorrimento sono da sud ovest verso nord est. Frequenti nella parte alta della formazione fenomeni di scollamento di pacchi di strati arenacei non ancora consolidati completamente (slumpings).

Lo spessore è di circa 800 m.

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Fig. 2b.

Colonne stratigrafiche del jlysch del Cilento.

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Formazione di S. Mauro

La successione litologica e le variazioni di facies di questa for¬ mazione vengono illustrate più dettagliatamente in quanto in essa si rinvengono i depositi da scivolamenti gravitativi oggetto di questa ricerca.

Si riportano due sezioni tipo: una a Monte della Stella, l’altra a Monte Sacro (fig. 2 b).

Sezione tipo a Monte della Stella » (dal basso verso l’alto)

a) Alternanza di marne siltose e marne argillose grigiastre, (/o- gliarina)^ in banchi dello spessore fino a 10 m, e arenarie in strati e banchi. Spessore 1.000 m. Sia i depositi arenacei che quelli marnosi presentano strutture sedimentarie peculiari di depositi da correnti di torbida,

b) Livello costituito da calcareniti e calcari marnosi (10 m) e da marne e marne argillose (40 m). Spessore 50 m [LniJ].

c) Alternanza di marne e marne siltose ed arenarie. Gli strati marnosi diminuiscono e gradualmente scompaiono verso l’alto sosti¬ tuiti da arenarie a grana grossa con rari conglomerati a matrice are¬ nacea prevalente con ciottoli di rocce cristalline e sedimentarie. Spes¬ sore 550 m.

d) Livello di marne e marne siltose dello spessore di 30 m

[L7?i2].

e) Arenarie alternate a siltiti e siltiti argillose ; conglomerati a matrice arenacea prevalente, stratificati. Spessore 150 m.

Spessore totale 1.780 metri.

Sezione tipo « Monte Sacro »

a) Marne e marne siltose alternate ad arenarie e siltiti e siltiti argillose, litologicamente identiche a quelle della sezione tipo « Monte della Stella ». Spessore 300-350 m.

h) Livello marnoso della potenza di 50 m circa correiabile con quello della sezione tipo « Monte della Stella » [Lml] ; a luoghi al di sopra delle marne si rinvengono conglomerati a matrice arenaceo- siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale (mud e

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sand flows)^ calcilutiti silicifere, diaspri neri e varicolori, marne e marne siltose rossastre con intercalazioni di arenarie [Oli], Questi depositi rappresentano in parte materiale estraneo al bacino di se¬ dimentazione, messo in posto da scivolamenti gravitativi ; hanno an¬ damento lenticolare e uno spessore massimo di 150 m.

c) Conglomerati a matrice arenacea prevalente stratificati al¬ ternati ad arenarie a grana grossa con rare siltiti e siltiti argillose. Spessore 300 m.

d) Livello di marne e marne siltose grigiastre [Lm2] sul quale poggiano: conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale con blocchi di rocce cristalline e sedimentarie delle dimensioni fino a 5-10 m^, calcilutiti silicifere, diaspri varicolori, marne e marne siltose rossastre con intercalazioni di calcareniti e di arenarie [012]. A luoghi manca il livello mar¬ noso e questi sedimenti poggiano direttamente sui depositi ad esso sottostanti. Spessore variabile da 100 a 200 m.

e) Successione monotona di conglomerati a matrice arenacea prevalente ben stratificati con strati di spessore variabile tra 1 e 20 m; rare sono le intercalazioni di arenarie e siltiti.

Spessore 700 m.

Spessore totale 1.600-1.750 metri.

Le arenarie oscillano petrograficamente fra grovacche, subgrovacche e grovacche feldspatiche.

Le arenarie che si rinvengono nei depositi olistostromici oscillano petrograficamente fra grovacche feldspatiche e subarkose.

La formazione di S. Mauro è stata datata complessivamente Pa¬ leocene-Oligocene (2).

1 fossili rinvenuti (Alveolina sp., Discocyclina sp., Orbitolites sp., piccole nummuliti, Globorotalia aragonensis) nella successione di Monte della Stella indicano un’età paleocenico-eocenica inferiore ; in altre successioni sono state rinvenute faune dell’Eocene medio nella zona di Torchiara, e dell’Oligocene, o al più del Miocene inferiore, nella zona di Punta Tresino e nella zona di Albanella.

Nella successione di Monte Sacro il primo livello di marne [Lml] ha dato faune paleoceniche, il secondo [Lm2] faune dell’Eo-

(2) Lo studio micropaleontologico è stato effettuato dal dott. M, Torre che viva¬ mente ringraziamo.

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Sezione di Tempa del Ciglio, Profilo geologico. Legenda: 1) conglomerati; 2) arenarie; 3) marne: 4) olistostroma,

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cene inferiore. Nella parte superiore conglomeratica non sono state finora rinvenute faune,

I sedimenti di questa formazione sono depositi torbiditici o flussotorbiditici ; le direzioni di sedimentazione sono da est per i depositi arenacei o arenacei marnosi con caratteri di fasi distali di correnti di torbida; e da sud ovest per i depositi arenacei o conglomera¬ tici con caratteri di fasi prossimali di correnti di torbida.

Sezioni illustrative degli scivolamenti gravitativi

Vengono descritte, in sette sezioni, le successioni litologiche dei sedimenti costituenti gli olistostromi ; sei profili geologici ne ren¬ dono evidenti le condizioni di giacitura.

Sezione di Tempa del Ciglio

La sezione è stata rilevata sul versante sud orientale di Tempa del Ciglio (figg. 3 e 4).

La base d’appoggio del primo olistostroma [O/.Z] è costituita da un livello di marne e marne grigiastre, con calcareniti alla base, della potenza di 40-50 m Questo livello marnoso riempie ca¬

nali d’erosione, larghi anche 7-8 m, scavati in arenarie rossastre sot¬ tostanti ; anche i depositi dell’olistostroma hanno una base irrego¬ lare e riempiono canali di erosione, poggiando a volte direttamente sulle arenarie rossastre. L’olistostroma ha uno spessore di 150 m ed è rappresentato da : argille varicolori rosse, verdi e plumbee ; siltiti e arenarie, calcari siliciferi (spessore 30 m). Superiormente vi sono circa 50 m di marne argillose e siltose rosse ; si passa poi ad are¬ narie straterellate gradate con intercalazioni di siltiti argillose (40 m) ; infine argille marnose, argille, marne siltose rosse e verdi con pezzame vario (marne, arenarie, argille, diaspri, calcari con selce, marne diasprigne, calcari e rocce ignee), cliaspri, calcareniti, brec- ciole calcaree ed arenarie (25 m). L’olistostroma termina con marne argillose rosse (spessore 2-4 m.),

A questi sedimenti seguono conglomerati a matrice arenacea pre¬ valente in banchi ; quindi un livello di marne e marne siltose gri¬ giastre [Lm2], (30 m) e il secondo olistostroma [012] costituito da: conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente con ciottoli di

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volume variabile da pochi cm^ a parecchi m^, costituiti da rocce ignee (prevalentemente graniti), metamorfiche (ardesie), e sedimen¬ tarie (calcari colitici, calcari a coralli, etc.).

Fig. 4. Sezione di Tempo del Ciglio. Schizzo ihustrativo. Legenda; 1) argille e argille siltose; 2) marne e marne siltose ; 3) marne calcaree; 4) arenarie; 5) con¬ glomerati; 6) conglomerati senza stratificazione (mud flows); 7) diaspri; 8) cal¬ cari S.I.. 9) rocce ignee o metamorfiche. Olistostroma inferiore [OZJ].

I conglomerati inglobano marne rosse tipo scaglia, marne ver¬ dastre, arenarie e argille varicolori, il tutto in pezzame di varie di¬ mensioni, disposte senza alcun ordine. Spessore 60 m.

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Seguono quindi i conglomerati e le arenarie a grana grossa della formazione di S. Mauro (cfr. sezione tipo « Monte Sacro » ; fig. 5).

Fig. 5. a) olistostroma superiore [OZ2] ; b) conglomerati a matrice arenacea pre¬ valente ben stratificati. Località: Campanaro Giungoli.

Sezione di Tempa di Feritilo

La sezione è stata rilevata lungo la mulattiera che da S, Menale conduce a Cannalonga, nella zona Tempa di Ferullo (q 959).

La base del primo olistostroma è costituita dal livello marnoso \Lml] dello spessore di circa 50 m alla cui base si rinvengono cal- careniti fossilifere (alveoline, discocicline, etc.). Al di sopra del li¬ vello di marne, per uno spessore di 10 m, vi sono arenarie strate- rellate cui segue Lolistostroma [Oli] costituito da: marne rosse e marne argillose che imballano diaspri rossi e neri, arenarie e siltiti argillose e un blocco di marne ( 5 m®) litologicamente simile alle marne di [L/nJ], con struttura caotica, nel quale sono inzeppate are¬ narie di colore verdastro, fiocchi di argille ed argille marnose.

L’olistostroma termina con diaspri ftanitici e con argille mar¬ nose. Lo spessore è dell’ordine dei 30 m (fig. 6).

65 -

Segue un’alternanza di banchi marnosi ed arenarie straterellate e conglomerati in banchi su cui poggia nella zona ad est dell’In- trascata il secondo olistostroma [0/2]. Le condizioni di esposi¬ zione non permettono di illustrare esaurientemente questo affiora¬ mento costituito come al solito, da conglomerati a matrice arenaceo- siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale, marne e

marne argillose rosse, diaspri varicolori, pezzame litoide di varie di¬ mensioni.

Superiormente si riscontrano i conglomerati arenacei stratificati della formazione di S. Mauro (sezione tipo « Monte Sacro »).

Sezione di Monte Lepre

La sezione è stata rilevata sul versante meridionale di Monte Lepre, lungo le coste denominate Pietra Rotonda, Acquafredda e S. Giovanni (figg. 7 e 8).

Il primo olistostroma, che poggia sul livello marnoso [LmZ], è costituito da: arenarie e argille marnose (spessore 2 m) cui seguono marne diasprigne nerastre (2 m), infine marne e marne argillose rosse (3 m). Lo spessore deH’olistostroma in questa zona è notevolmente ridotto rispetto alle zone già descritte.

Seguono conglomerati arenacei, quindi l’olistostroma superiore, che poggia sopra un livello marnoso dello spessore di 7-10 m [Lm2 ?], costituito dal basso verso l’alto da :

a) conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale, con ciottoli di varia natura (sedi¬ mentari, ignei e metamorfici) inglobati caoticamente; questi depositi, ad andamento lenticolare, hanno uno spessore medio di 5-7 m;

5

^ 66 ^

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b) arenarie argillose grige e giallastre, marne siltose rosse e verdi, argille varicolori in blocchi, a struttura caotica (spessore 50 m) ;

c) livello selcioso diasprigno di colore nero, marne diasprigne con livelli argilloso-marnosi (spessore 7-10 m) ;

Fig, 8. Sezione di Monte Lepre. Schizzo illustrativo delFolistostroma superiore [012] (v. fig. 4).

d) marne, marne argillose, marne siltose rosse e verdastre, con patine nere manganesifere, intercalate a pochi strati torbiditici costituiti da arenarie gradate a grana media e line alla base e con una pelite marnosa spesso rossa alla sommità (spessore 30 m) ;

e) marne argillose, argille marnose e marne rosse o raramente verdastre con patine nere manganesifere (spessore 50 m).

Superiormente si hanno i conglomerati della formazione di S. Mauro {sezione tipo « Monte Sacro »).

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Sezione di Lagormso. Profilo geologico

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In tutta la zona compresa tra le sezioni descritte V[012] affiora con caratteristiche di giacitura similari, e spessori pressoccliè co¬ stanti; V[Oll] invece costituisce affioramenti lenticolari, ed è pre¬ sente solo nella zona orientale del gruppo di Monte Sacro.

Sezione di Lagorusso

È stata rilevata lungo le pendici meridionali di Tempa Cuccaro Vetere (figg. 9 e 10). In questa sezione manca l’olistostroma infe¬ riore [OH],

L’olistostroma superiore [012] poggia direttamente sui conglo¬ merati arenacei (Formazione di S. Mauro - Sezione tipo « Monte Sa^ ero ») nei quali sono stati rinvenuti 50 m circa al di sotto del- l’olistostroma stesso ciottoli di argille varicolori ; esso è rappre¬ sentato da :

a) argille e argille siltose rosse, scagliose, con pezzame litoide vario (spessore 3-5 m);

b) conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale (fig. 11) inglobanti caoticamente: marne siltose rosse e grigiastre (spessore 4 m) ; arenarie grossolane, arenarie straterellate e marne siltose rosse (3-4 m) ; arenarie siltose grige e verdastre, arenarie siltoso-argillose rosse, marne silicifere, blocchi di granito di diametro fino a 1 m (15-20 m) ; alternanza di marne siltose rosse, verdi o grige, ed arenarie a grana media con gradazione e laminazione convoluta (10 m) ; alternanza di marne

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siltose, marne argillose e arenarie straterellate (3 m) ; blocco di cal¬ care colitico con coralli ed alghe (40 m®) (fig. 12); arenarie siltose grigio plumbee scagliettate, marne siltose e marne rosse, arenarie sil¬ tose e lenti di diaspri (7 m) ;

c) alternanza di siltiti marnose rosse e arenarie gialle (3-4 m), e marne rosse (50-100 cm).

Superiormente seguono i conglomerati della formazione di S. Mauro {sezione tipo « Monte Sacro »),

Ad oriente della località Lagorusso verso Monte Coreia r[Ol2] poggia su un livello di marne siltose grigiastre [Li?i2 ?] dello spessore di 7-10 m.

Sezione di Tempa della Rosalia

È stata rilevata a nord delFabitato di Novi Velia (figg. 13 e 14).

Nella zona Cognuli dei Morti (fig. 15) affiorano sedimenti con ogni probabilità geneticamente legati ai depositi del primo olisto- stroma [Oli]. Si tratta di arenarie a grana media e medio-fine, gra¬ date, alternate a siltiti e argille siltose di colore rosso in straterelli con rare intercalazioni di quarzoareniti brunastre ; marne siltose rosse e un livello di maree grigiastre fogliarina- dello spessore di 30-40 m [Lml ?]. Segue un’alternanza di marne grige e arenarie gradate ; si rinvengono intercalati strati di siltiti o siltiti marnose rosse e verdi simili a quelle ritrovate negli olistostromi già descritti ; quindi arenarie a grana grossa e maree, e il secondo livello di marne grigiastre [Lm2].

Al di sopra di questo livello o direttamente sulle arenarie ad esso sottostanti, laddove le marne mancano per fenomeni di erosione sinsedimeetaria, si rinviene il secondo olistostroma [012], costituito da (fig. 16): conglomerati a matrice areeaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale (fig. 17), con ciottoli di rocce cal¬ caree con diametro fino a 40 cm (calcari a coralli, calcari oolitici,

Figo Ilo Olistostroma superiore [012]= Conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente a tessitura fluidale inglobanti ciottoli di rocce ignee (a spigoli arro¬ tondati) e di rocce sedimentarie (a spigoli vivi); marne siltose rossastre in¬ tercalate a siltiti e siltiti argillose. Località : Lagorusso.

Figo 12. Olistostroma superiore [012]. Blocco di calcare oolitico con coralli ed alghe (volume 40 circa). Località: Lagorusso (pendici sud orientali di

Tempa di Cuccaro Vetere).

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Sezione di Tempo della Rosalia, Profilo geologico

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calcari a miliolidi, calcari ad ellipsactinie, calcari con grandi nerinee), di rocce ignee con diametro fino a 3 m ( graniti e porfidi granitici), rocce metamorfiche ( filladi, micascisti, gneiss), oltre a ciottoli di quarzo. Nelle masse conglomeratiche sono inoltre caoticamente im¬ ballati : diaspri ftanitici, siltiti grige e rossastre, siltiti argillose ver-

Fig. 14. Sezione di Tempa della Ro¬ salia. Schizzo illustrativo deH’olisto- stroma superiore [Otó] (v. fig. 4).

dastre straterellate, notevolmente ripiegate (spessore 20 m) ; are¬ narie gradate con laminazione obliqua e convoluta e siltiti argillose a cemento calcareo con intercalazioni di calcareniti (spessore 10 m) ; arenarie a grana media e quarzoareniti, alternate a siltiti rosse e verdi, in strati dello spessore di 5-8 cm, e calcareniti con selce e diaspri (spessore 3-4 m).

Al di sopra dei conglomerati senza stratificazione si rinvengono calcilutiti straterellate con selce per lo più nera, marne silicifere e siltose di colore rosso e verde, diaspri varicolori per lo spessore di

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4 m. Si passa quindi ad un’alternanza di marne rosse e verdi con rari straterelli di arenarie gradate (spessore 4-5 m) ; verso l’alto le marne diventano più argillose con intercalazioni di calcareniti sili¬ cifere.

Fig. 15. Olistostroma inferiore [Oli ?]. Arenarie grigie e gialle a grana media e mediofine, gradate, intercalate a siltiti e siltiti argillose rosse e verdi stra. terellate con intercalazioni di quarzoareniti biunastre. Località : Cognuli dei Morti, pendici occidentali rii Teinpa della Rosalia.

Seguono marne argillose alternate ad arenarie a grana media e fine, gradate, con frazione pelitica di colore rosso e verde ; verso l’alto compaiono calcareniti gradate dello spessore di 7-15 cm, sem¬ pre alternate a marne argillose o siltose rosse (spessore 50 m) ; quindi marne argilloso-siltose rosse (spessore 3-4 m).

Da notare che la parie bassa dell’olistostroma [012] è notevol¬ mente disturbata con pieghettature caotiche ; man mano che si passa

Fig. 16. Veduta da nord est dell’olistostroma superiore [012]. Località: Tempa della Rosalia.

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ai termini superiori i ripiegamenti diventano meno accentuati fino a scomparire alla sommità (fig. 18).

Superiormente in perfetta concordanza con le marne rosse giac¬ ciono i conglomerati arenacei stratificati della formazione di S. Mauro (sezione tipo « Monte Sacro »).

Fig. 17. Olistostroma superiore [012}. Conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale su cui poggia un’alternanza di marne silicifere, calcareniti e marne siltose rossastre. Località : Tempa della Rosalia.

Sezione di Tempa del Lupo

È stata rilevata lungo la mulattiera che da Barri porta a Scanno Chiuso, ad est di Novi Velia (fig. 19).

Il primo olistostroma [Oli} è probabilmente rappresentato da: marne siltose rosse intercalate a quarzoareniti intensamente ripie¬ gate e contorte (spessore 7 m) ; marne siltose grigiastre foglia- rina ad andamento lenticolare, arenarie a grana media gradate

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18. Olistostroma superiore 1012]. Notare i ripiegamenti nei termini inferiori, meno accentuati verso Tallo; alla sommità gli strati sono quasi suborizjiontali. Località; Tempa della Rosalia (pendici meridionali).

^ 78

Fig, 19. Sezione di Tempa di Lupo, Profilo geologico

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con frazione pelitica di color rosso, piegate e rovesciate (spessore 20 m) ; marne argillose rosse e verdi con quarzoareniti, arenarie in¬ tercalate a siltiti e marne (spessore 7 m).

Compare quindi un livello marnoso [Lm2 ?] sul quale poggia il secondo olistostroma [012] costituito da: conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale, che inglobano ciottoli di calcari (calcari con coralli, ellipsactinie, alghe, calcari a crinoidi, calcari oolitici), di rocce ignee (graniti rossi e bianchi, porfidi quarziferi rossi), di rocce metamorfiche (mi- cascisti, filladi), brandelli di arenarie, marne rosse tipo scaglia, marne e siltiti nerastre (spessore 80 m) ; nella parte sommitale si rinviene un livello ripiegato e contorto dello spessore di 3-4 m di marne ar¬ gillose rosse intercalate a quarzoareniti (fig. 20).

Sopra l’olistostroma si hanno quindi i conglomerati arenacei della formazione di S. Mauro {sezione tipo « Monte Sacro »).

Sezione di Cannalonga-S, Onofrio

È stata rilevata lungo la mulattiera che da Cannalonga con¬ duce alla zona S. Onofrio.

Nella formazione di S. Mauro a q 720, lungo la mulattiera sud¬ detta, affiorano arenarie grige e gialle a grana fine con strati con¬ torti, marne siltose grigiastre e quindi conglomerati a matrice are¬ naceo-siltosa prevalente senza stratificazione. Probabilmente questa successione è da collegare a quelle di Tempa del Lupo e di Cognuli dei Morti {sezione di Tempa della Rosalia) interpretabili come zone marginali del primo olistostroma [O/i] (spessore 10 m).

Segue una alternanza di arenarie e marne fino a q 1.100, dove si rinviene il secondo livello di marne grigiastre fogliarina , al di sopra del quale vi sono arenarie gradate in strati per lo spes¬ sore di 10 m; si rinviene quindi il secondo olistostroma [0/2] co¬ stituito da : conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale inglobanti blocchi di granito e di arenarie, livelli diasprigni ed arenarie a gran media e grossa in cui si rinvengono intercalazioni di materiale siltoso rosso, pezzame litoide vario costituito da calcari, marne siltose rosse, diaspri, calcisiltiti (spessore 80 m; figg. 21 e 22).

Fig. 21

si¬

li! questa zona non si rinviene il livello marnoso rosso che nor¬ malmente chiude i sedimenti dell’olistostroma ; esso si rinviene ab-

Fig. 22. Sezione di Cannalonga-S. Onofrio. Schizzo illustrativo delFoli- stostroma superiore [OZ2] (v. fig. 4).

J

bastanza potente (fino a 40 m) nella zona subito a nord est di S. Onofrio.

Sezione di Monte Centaurino

È stata rilevata nella zona di Molarrito alle pendici occidentali di Monte Centaurino (figg. 23 e 24).

Si rinviene un solo olistostroma \_012 ?] che poggia su un li¬ vello di marne siltose grigiastre fogliarina [Lm2 ?] ed è co¬ stituito da : arenarie straterellate alternate a siltiti argillose verdi e giallognole a struttura caotica, quindi marne e marne argillose rosse alternate a calcareniti e siltiti arenacee gradate con frazione pelitica tendente al rosso (spessore 70).

Fig. 20. a) livello marnoso [Lm2] ; b) olistostroma superiore [OZ2] ; c) conglo¬ merati a matrice arenacea prevalente ben stratificati. Località : Tempa del Lupo. Fig. 21. Olistostroma superiore [OZ2]. Conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente a tessitura fluidale inglobanti blocchi di grandi dimensioni. Località : S. Onofrio, a nord di Cannalonga.

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Fig. 23. ' Sezione di Monte Centaurino, Profilo geologico

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Si nota Fasseeza in questa zona dei conglomerati a matrice are- naceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale.

Fig. 24. Sezione di Monte Centau- rimo. Schizzo illustrativo delFolisto- stroma superiore [012] (v. fig. 4).

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Età dei sedimenti degli olistostromi

AI di sopra dei conglomerati a matrice arenaceo-siltosa preva¬ lente senza stratificazione a tessitura fluidale, si rinvengono, come si è detto, successioni stratificate di marne siltose e marne silicifere rosse, diaspri, calcareeiti ed arenarie. In queste successioni stratifi¬ cate sono state effettuate ricerche paleontologiche per determinare Fetà dei sedimenti.

Una campionatura eseguita nel pacco di strati che chiudono il secondo olistostroma, sul versante meridionale di Tempa della Ro¬ salia dove esso affiora nella migliore esposizione ha dato faune del Maastrichtiano (Globotruncana sp., Globotruncana gruppo cali- ciformis contusa, Heterohelicidi, Operculieidi, piccole Globigerine, Sulcoperculina sp., Goupilloudina sp,), e del Paleocene (?) (Oper- culinidi, piccole nummuliti).

Nel primo olistostroma le associazioni faunistiche sono simili a quelle riscontrate a Tempa della Rosalia; non sono stati rinvenuti fossili riferibili al Paleocene,

In altre località dove non è stato possibile eseguire campionature dettagliate, si sono riscontrate sempre le stesse associazioni fau¬ nistiche.

Si ricorda che il livello di marne [LircJ] sul quale poggia il

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primo olistostroma [Oli] è datato Paleocene-Eocene inferiore; il se¬ condo livello di marne [Lm2] su cui poggia il secondo olistostroma [012] è datato Eocene inferiore.

Si nota cbe Tetà della messa in posto degli olistostromi è di poco posteriore alEetà degli olistostromi stessi.

Considerazioni sugli scivolamenti gravitativi del Cilento

Come si è già detto nel Cilento esiste una serie flisciode dello spessore di circa 4.000 metri, che nella zona in studio presenta in due distinti livelli fenomeni di scivolamenti gravitativi. Il livello in¬ feriore con spessori generalmente ridotti ed andamento lenticolare, affiora prevalentemente nella zona sud orientale del gruppo di Monte Sacro ; il livello superiore, con spessori maggiori, affiora con conti¬ nuità in tutta la zona di Monte Sacro ed in parte anche a Monte Centaurino.

Gli elementi che caratterizzano questi depositi sono due : i con¬ glomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stratificazione a tessitura fluidale, e le successioni stratificate di marne siltose e marne silicifere rosse, diaspri, calcareniti e arenarie.

I conglomerati a matrice arenaceo-siltosa prevalente senza stra¬ tificazione hanno tessitura fluidale e sono tipici depositi dovuti a franamenti sottomarini di masse altamente viscose (vere e proprie colate di fango); essi inglobano blocchi di dimensioni spesso note¬ voli fino a 30-40 m^ di rocce calcaree, di graniti e inoltre are¬ narie e marne tipo a fogliarina », della formazione sottostante. Si rin¬ vengono imballati in essi anche pacchi di arenarie e siltiti, note¬ volmente ripiegate, che non hanno corrispondenza litologica con i depositi del flysch del Cilento.

Questi depositi conglomeratici sono stati rinvenuti in tutta la zona studiata fatta eccezione per quella di Monte Centaurino.

È da notare che i ciottoli dei conglomerati senza stratificazione sono litologicamente identici ai ciottoli presenti nei conglomerati are¬ nacei stratificati sotto e soprastanti (cfr. sezione tipo a Monte Sa¬ cro ») ; ma mentre questi ultimi conglomerati costituiscono una suc¬ cessione indisturbata di sedimenti flusso-torbiditici, con stratificazione uniforme e continua, i conglomerati dell’olistostroma rappresentano invece una successione disordinata di colate di fango che si sovrap¬ pongono e si distribuiscono irregolarmente inglobando caoticamente materiale litoide di dimensioni anche ingenti e di varia natura, a

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volte estranei al bacino di sedimentazione del flysch del Cilento, a volte strappati dal substrato.

L’alta percentuale di matrice arenaceo-siltosa con tessitura flui- dale è una singolare caratteristica di questi depositi.

I ciottoli dei conglomerati senza stratificazione sono di regola meglio arrotondati di quelli dei conglomerati stratificati,

II secondo elemento caratteristico degli olistostromi è rappre¬ sentato da tipiche successioni stratificate di marne siltose rosse con alla base quasi sempre sedimenti diasprigni ed arenacei. Queste suc¬ cessioni poggiano sempre sui conglomerati senza stratificazione e pre¬ sentano strati ripiegati e contorti in basso, via via sempre più re¬ golari e indisturbati verso l’alto. L’età di questi sedimenti è Maa- strichtiano forse Paleocene.

L’olistostroma inferiore [OH] è intercalato in depositi di età paleocenico-eocenica inferiore; l’olistostroma superiore [012] in de¬ positi di età eocenica inferiore ( finora però è risultato vano qual¬ siasi tentativo di datare il complesso arenaceo-conglomeratico sopra¬ stante - cfr. sezione tipo « Monte Sacro »).

Risulta chiaro quindi che questi sedimenti sia al livello infe¬ riore sia al livello superiore, sono intercalati a depositi di età più recente e che essi per la loro litohiofacies o costituiscono depositi estranei al bacino di sedimentazione in cui si rinvengono, o rappre¬ sentano delle facies del tutto differenti rispetto ai sedimenti nei quali si rinvengono intercalati.

Circa la messa in posto degli olistostromi nei sedimenti « nor¬ mali )) del flysch del Cilento, è da considerare che i conglomerati senza stratificazione, come si è detto, rappresentano il prodotto di colate di fango sottomarine e costituiscono la massa fluido-viscosa che ha permesso al materiale stratificato sovrastante di franare lungo un pendio, con velocità modesta, senza che la stratificazione venisse di¬ strutta o obliterata. In questo modo trova una logica giustificazione la struttura generale degli olistostromi : i marcati ripiegamenti alla base, strutture via via più tranquille alla sommità.

La massa franata conserva quasi interamente la sua individua¬ lità ; il materiale portato in sospensione è in percentuale ridotta ed è costituito dalle marne siltose rosse che chiudono i depositi del- l’olistostroma.

In definitiva ipotizziamo una massa stratificata, sostenuta da ma¬ teriale fangoso, che sotto l’azione della gravità abbia dato luogo ad un grande fenomeno di franamento sottomarino.

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Analizzando i sedimenti d’appoggio del secondo olistostroma [012] si osserva che nelle zone sud occidentali (v. Sezione Monte Lepre^ Lagorusso) esso giace su un livello di maree siltose grigiastre

fogUarina dello spessore di 7-10 m o direttamente su arenarie della formazione di S. Mauro; nelle zone più a nord est (v, sezione Tempo del CAglio e Tempo della Rosalia) esso giace sul livello di marne siltose grigiastre [Lm2] dello spessore di 30-40 metri; ancora più a nord (v. sezione di S. Onofrio) esso giace su arenarie e siltiti gradate che poggiano a loro volta sul livello di marne [Lto2],

È da supporre quindi uno spostamento delle masse da sud ovest verso nord est ; la stessa direzione di spostamento è stata desunta dalForientamento delle pieghe interessanti i depositi olistostromici. Tuttavia la variabilità del letto delFolistostroma potrebbe essere ascritta a semplici fenomeni di erosione siesedimentaria dato che alla base delFolistostroma si rinvengono notevoli canali d’erosione

si ricorda a tal proposito, a mo’ d’esempio, la presenza a Tempa della Rosalia di un grande canale d’erosione che mette a contatto diretto F[OI2] con le arenarie sottostanti al livello marnoso [Lm2~\.

Si ricorda inoltre che nella zona di Lagorusso nelle arenarie sottostanti al secondo olistostroma si rinvengono inclusi di marne sil¬ tose rosse identiche a quelle delFolistostroma, per cui è da ritenere che piccoli lembi delFolistostroma già deposlo in zone più meri¬ dionali, venissero strappati e deposti come ciottoli nei sedimenti tor- biditici.

Notiamo infine che la direzione di spostamento delFolistostroma, da sud ovest verso nord est, trova riscontro in una delle due di¬ rezioni d’apporto dei sedimenti presenti nella formazione di S. Mauro, a conferma dell’esistenza di un paleopendio immergente a nord est.

I sedimenti che costituiscono Folistostroma, anche se in parte solo ipoteticamente, permettono di fare alcune osservazioni che ri-

Fig. 25. Profilo geologico illustrante i rapporti tra la Piattaforma carbonatica mesozoica ed il flysch del Cilento. Legenda; 1) conglomerati a matrice are-

naceo-siltosa prevalente ben stratificati {formazione di S. Mauro p.p.); 2) oli¬ stostroma superiore [012] ; 3) arenarie e marne (formazione di S. Mauro p.p.); 4) arenarie e conglomerati (formazione di Pollica); 5) argille, calcare-

niti, arenarie e marne (formazione di S. Venere); 6) arenarie, siltiti e marne (Miocene); 7) calcareniti glauconitiche spesso reticolate (Miocene); 8) calca- reniti e marne verdi (Paleocene); 9) calcareniti e calcilutiti (Cretacico su¬ periore); 10) contatti stratigrafici; 11) sovrascorrìmenti ; 12) faglie dirette;

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teniamo di notevole interesse : in particolare le successioni stratifi¬ cate di marne rosse e calcareniti con livelli diasprigni alla base (che costituiscono gran parte delFolistostroma) sono analoghe come lito¬ logia e come età a depositi stratigraficamente legati alla serie cal- careo-silico-marnosa lucana denominati « Flysch rosso » e « scisti rossi di Pecorone» (Scandone 1967); tali depositi vengono inter¬ pretati come facies marginali interne di un unico grande bacino di sedi¬ mentazione, con caratteri di eugeosinclinale, in cui si depositava la serie calcareo-silico-marnosa lucana dapprima, e il flysch silentino lucano successivamente. Se, come riteniamo possibile, i sedimenti del- l’olistostroma sono legati in parte ai depositi della serie calcareo- silico-marnosa lucana, è logico concludere, dato il senso di sposta¬ mento delFolistostroma da sud ovest verso nord est, che la serie calcareo-silico-marnosa lucana si sia deposta ad occidente del flysch del Cilento e successivamente si sia spostata verso oriente ; gli olisto- stromi rappresenterebbero le prime fasi della traslazione di questa coltre.

Queste considerazioni avrebbero il medesimo significato anche se il flysch del Cilento costituisse una successione di eugeosinclinale a se stante come ipotizza Grandjacquet 1963 senza essere legata alla serie calcareo-silico-marnosa lucana.

Se analizziamo infine i rapporti tra la successione del flysch del Cilento e quelle della Piattaforma carbonatica sud appenninica, due elementi sono da tener presente :

1) sovrapposizione tettonica del flysch del Cilento sulla serie della Piattaforma carbonatica ;

2) marcata differenza tra le facies del flysch del Cilento e quelle della Piattaforma carbonatica.

Il flysch del Cilento (in particolare la formazione di S. Venere) è di regola sovrapposto ai depositi flisciodi che costituiscono la parte superiore della successione miocenica trasgressiva sui depositi della Piattaforma carbonatica ; la netta distinzione tra questi due termini è essenziale, a nostro avviso, per una corretta interpretazione dei rapporti tra flysch del Cilento e Piattaforma carbonatica.

Nel versante occidentale della Raia del Pedale, a nord dell’abi¬ tato di Rofrano, è particolarmente bene esposta la sovrapposizione dei depositi del flysch del Cilento sui sedimenti flyscioidi miocenici che chiudono la successione mesozoico-cenozoica della Piattaforma carbonatica (fig. 25). In questa zona il Miocene è costituito da de¬ positi calcarenitici alla base e da depositi arenacei flischiodi alla

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sommità. I deposti miocenici sono di regola trasgressivi sui sedi¬ menti calcareo-dolomitici della Piattaforma carbonatica ; tale con¬ tatto stratigrafico è obliterato nella zona in esame da un piano di scivolamento.

Sovrapposta al flysch miocenico si ritrova tutta la successione del flysch del Cilento.

D’altronde non sono stati ritrovati sinora reperti paleontologici indicanti un’età miocenica del flysch del Cilento, si ritiene pro¬ babile un eventuale rimaneggiamento delle faune utilizzate per la stratigrafia, le quali indicano una età mesozoico-cenozoica.

Per quanto riguarda il secondo elemento di cui sopra, si fa no¬ tare che i depositi flyscioidi del Cilento affiorano a diretto contatto od anche in piccoli Graben tra i depositi della Piattaforma carbo¬ natica. Le caratteristiche sedimentarie di queste due successioni sono tali che bisognerebbe ipotizzare variazioni di facies molto repentine per giustificare che la stessa successione possa essere a luoghi Cre¬ tacico inferiore ( Monte della Stella), a luoghi Oligocene-Miocene, a luoghi solo Miocene (Monte Sacro).

La Piattaforma carbonatica sud appenninica è costituita da se¬ dimenti tipici di una piattaforma intraoceanica con facies neritiche e facies di transizione ad ambienti pelagici sui versanti adriatico e tirrenico.

Nel Cilento in particolare le facies interne di tale piattaforma affiorano estesamente nei monti di Capaccio-Roccadaspide, le facies di transizione (o addirittura facies pelagiche) affiorano nella zona di Roccagloriosa e in quella di Monte Bulgheria. Il flysch del Cilento è sovrapposto non solo alle facies di transizione ma anche a quelle più interne della Piattaforma.

Il flysch del Cilento ha i caratteri di un vero e proprio flysch deposto in una geosinclinale con notevole attività tettonica, rifornita di materiale terrigeno da una a area cristallina » ; sembra logico, a nostro avviso, che esso si sia deposto in un bacino in area tirrenica (un grande bacino di sedimentazione che comprendeva probabilmente anche i depositi dischiodi del versante ionico del Pollino) interno ri¬ spetto ai depositi di Monte Bulgheria.

In questo bacino si verifica nel Paleocene-Eocene la messa in posto di masse sedimentarie ( olistostromi) che costituivano le facies marginali o depositi estranei al bacino stesso.

Nel Langhiano ( ?) i depositi del flysch del Cilento si spostano verso oriente (occupando l’attuale posizione geografica nel Cilento),

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sovrapponendosi ai depositi miocenici stratigraficamente legati alla successione della Piattaforma carbonatica delPAppennino meridio¬ nale e ricoprendo non soltanto le facies marginali tirreniche, ma anche quelle interne della Piattaforma, oltrepassandola addirittura nella zona ad ovest del Pollino.

Le direttrici di sedimentazione rilevate nel flysch del Cilento (da sud ovest e da est) si potrebbero forse meglio giustificare ammettendo, oltre alla traslazione, una rotazione delle masse in senso antiorario ; così che le direttrici di apporto dei sedimenti sarebbero approssimativamente da ovest e da sud est.

Napoli, Istituto di Geologia delVUniversità, marzo 1968.

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Boll, Soc. Natur. in Napoli voi. 77, 1968, pp. 93-102, 3 tavv.

Nummofallotia apula n. sp. Foraminifero del Cretaceo superiore delle Murge

Nota della Dott. ELENA LUPERTO SINNI presentata dal Socio ANGIOLA MARIA MACCAGNO

(Tornata del 29 marzo 1968)

Riassunto. Viene descritta e figurata una nuova specie di Foraminifero, Num¬ mofallotia apula n. sp. Gli esemplari di questa specie sono stati rinvenuti durante lo studio di campioni prelevati in alcune località dei dintorni di Altamura e Gravina (Bari) e di Laterza (Matera) in calcari stratificati bianchi con Rudiste, già riferiti al Senoniano.

La nuova specie risulta associata a :

Accordiella conica Farinacci, Dicyclina schiumò er geri Munier-Chalmas, Cuneolina sp., Minouxia lobata Gendrot, Minouxia conica Gendrot, T etraminouxia sp., Dictyopsella kiliani Munier-Chalmas, Rhapydionina sp., Rhipidionina sp., Prae- rhapydionina cf. cubana Van Wessen, Lockhartia ramanae Ten Dam, Lockhartia daviesi Ten Dam, Siderolites sp.

Abstract. Nummofallotia apula n. sp. is described and illustrated. The new species was found near Altamura and Gravina (discrict of Bari) and near Laterza (discrict of Matera) in white bedded Rudist limestones of Senoniano age.

The new species is associated with :

Accordiella conica Farinacci, Dicyclina schlumbergeri Munier-Chalmas, Cuneolina sp., Minouxia lobata Gendrot, Minouxia conica Gendrot, T etraminouxia sp., Dictyopsella kiliani Munier-Chalmas, Rhapydionina sp., Rhipidionina sp., Prae- rhapydionina cf. cubana Van Wessen, Lockhartia ramanae Ten Dam, Lockhartia daviesi Ten Dam, Siderolites sp.

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Premessa.

Nel quadro delle indagini che l’Istituto di Geologia e Paleon¬ tologia dell’Università di Bari conduce come Sezione del Gruppo di Ricerca per lo studio geologico dell’Italia meridionale sotto gli auspici del C.N.R,, ho compiuto osservazioni micropaleontologiche su cam¬ pioni prelevati nella parte superiore dei Calcari delle Murge.

Lo scopo di queste osservazioni è di contribuire al perfezio¬ namento delle conoscenze cronostratigrafiche sul Cretaceo murgiano. Durante lo studio al microscopio di calcari provenienti dai dintorni di Altamura, di Gravina e di Laterza, ho avuto modo di osservare, fra l’altro, un piccolo foraminifero che ritengo di poter riferire ad una specie nuova.

Questo foraminifero, che è certo interessante dal punto di vista paleontologico e che potrà anche avere una importanza cronostra- tigrafica, mi risulta, per ora, presente solo in campioni che proven¬ gono dalla parte più alta del « Calcare di Altamura » e nel « Cal¬ care di Murgia della Crocetta» (I). Le osservazioni che verranno condotte in nuove ricerche di campagna potranno fornire altri ele¬ menti utili a definire il valore cronostratigrafico di questa forma.

Gli esemplari che ho studiato presentano caratteri specifici ben diversi da quelli della specie Nummofallotia cretacea (Schlumber- ger), già conosciuta come Nonionina cretacea Schlumberger (1899) e di recente dettagliatamente descritta come specie tipo del genere Nummofallotia da Barrier e Neumann (1958).

Le sezioni più significative degli esemplari stessi sono illustrate nelle annesse tavole.

Lo studio è stato compiuto esclusivamente su sezioni sottili, per lo più non orientate, per cui non si sono potuti osservare i caratteri morfologici esterni del guscio ; la ricostruzione del plasmostraco resta pertanto necessariamente incompleta.

(1) Le unità litostratigrafiche ora indicate sono state distinte in questi uitimi anni nel complesso dei Calcari delle Marge (v. in proposito Azzaroli & Cita, 1963; Valduga, 1965).

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Caratteri della microfacies.

Cenni litologici. Il tipo litologico risulta abbastanza costante : la roccia è sempre calcarea, compatta, in molti casi, più o meno do- lomitizzata. La microlitofacies si mostra costituita da granuli di pic¬ cole dimensioni, cementati da micrite calcarea chiara ; tra i granuli risultano abbondanti i microfossili e i frammenti di gusci di orga¬ nismi macroscopici.

Contenuto micro paleontologico. Sia la microfauna che la mi¬ croflora sono abbondantemente rappresentate. Sono presenti soprat¬ tutto foraminiferi di tipo bentonico a guscio calcitico microgranulare ; i foraminiferi a guscio agglutinato appaiono invece più scarsi. Sono inoltre presenti rare forme a guscio calcitico ialino.

La microflora è rappresentata da alghe del genere Thaumatopo- rella. Sono presenti in minor misura Dasicladacee, generalmente non determinabili.

È stata osservata la seguente associazione faunistica : Nummo- fallotia apula n. sp., Accordiella conica Farinacci, Dicyclina schlum- bergeri Munier-Chalmas, Cuneolina sp., Minouxia lobata Gendrot, Minouxia conica Gendrot, Tetraminouxia sp., Dictyopsella kiliani Munier-Chalmas, Rhapydionina sp., Rhipidionina sp., Praerhapy- dionina cf. cubana Van Wessen, Lockhartia ramanae Ten Dam, Lo- ckhartia daviesi Ten Dam, Siderolites sp.

Sono inoltre presenti: Textularidae, Valvulinidae., Miliolidae, Ophthalmidiidae, Rotalidae.

In alcuni campioni, oltre ai foraminiferi ora indicati, sono pre» senti Orbitolinidae ; nei campioni del Calcare di Murgia della Cro¬ cetta è presente anche Keramosphaera tergestina Stache.

In tutti i campioni si osservano inoltre Ostracodi, Lamellibranchi (frammenti di Rudiste e di Ostriche), piccoli Gasteropodi, radioli e frammenti (alcune volte molto grossi) di Echini.

La biofacies indicherebbe che l’ambiente di sedimentazione era neritico, poco profondo, con acque temperato-calde.

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Provenienza del materiale esaminato.

Come ho accennato, i campioni esaminati provengono da alcune località dei dintorni di Altamura (Prov. di Bari), di Gravina (Prov. di Bari) e di Laterza (Prov, di Matera), Più precisamente, quelli ri¬ feribili al Calcare di Murgia della Crocetta sono stati raccolti in località Massia S. Teresa (Tav. 189 I NE «Serra Ficaia»); quelli del Calcare di Altamura provengono dalle Località Mass.ia Don Luca (Tav. 189 IV SE «Masseria Pescariello »), Parco Grassaturo (Tav. 201 I NO « Laterza »), Murgia Terlecchia (Tav. 201 I NO « Laterza ») e lazzo Nuovo (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Distribuzione cronostratigrafica della specie.

Gli esemplari della specie sono stati rinvenuti in calcari bianchi stratificati, già attribuiti al Senoniano superiore (Luperto Sinni, 1966). Sulla base di osservazioni recentemente compiute non mi pare escluso di dover alquanto modificare questa datazione; in proposito riferirò comunque in una prossima nota.

I tipi di Nummo fallotia apula provengono dai dintorni di Alta¬ mura e di Laterza, in associazione con forme per ora ritenute maastrichtiane. Come ho già indicato, essi si trovano anche in cam¬ pioni provenienti dal «Calcare di Murgia della Crocetta » che pur con qualche incertezza è stato attribuito al Maastrichtiano (Azza- ROLi & Cita, op. cit.).

In base a quanto ho finora accennato, ritengo che la specie Num~ mofallotia apula possa essere riferita al Senoniano superiore e, in particolare, forse proprio al Maastrichtiano.

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Descrizione sistematica.

Ord. FORAMINIFERA

Farri. Soritidae

Sottofam, Meandropsininae

Gerì. Nummofallotia Barrìer & Neumann,

1958

Nummofallotia apula n. sp.

Tav, I, figg. 1-6; Tav, II, figg. 1-6; Tav. Ili, figg. 1-4 e 6

Diagnosi. Guscio di forma lenticolare, simmetrico, relativa¬ mente bombato al centro ( dove è localizzato un bottone centrale) for¬ mato daU’avvolgimento nummulitoide di una muraglia a forma di V.

In sezione equatoriale sono visibili le camere, di forma qua¬ drangolare : queste sono formate da setti normali alla lamina spi¬ rale e ricurvi alFindietro, progressivamente ma lentamente crescenti e in numero di 16-20 nelFultimo giro. Numero di giri dell’avvolgi¬ mento costante e uguale a 3.

In sezione assiale è visibile un corpo centrale (corrispondente al bottone centrale) di forma e volume alquanto variabili, quasi sempre presente su entrambe le facce.

Apertura delle camere alla base dei setti.

Guscio calcareo imperforato a struttura microgranulare. La mu¬ raglia appare robusta e con spessore all’incirca costante; i setti sono meno spessi della parete esterna. Il pilastro centrale è sempre for¬ mato da fibre chiare di calcite. Spesso la muraglia è rivestita da uno straterello sottile di calcite chiara fibrosa : analogamente dicasi per i setti.

Dimensioni.

Olotipo (tav. I, fig. I) diametro equatoriale 0,32 mm, altezza del guscio 0,18 mm ; diametro del proloculus 0,06 mm.

Paratipo A (tav. II, fig. I) diametro equatoriale 0,36 mm, al¬ tezza del guscio 0,16 mm ; diametro del proloculus 0,08 mm.

Paratipo B (tav. II, fig, 2) diametro equatoriale 0,33 mm, al¬ tezza del guscio 0,19 mm ; diametro del proloculus 0,04 mm.

7

98

Osservazioni.

Barrier & Neumann hanno condotto studi approfonditi su individui di « Nonionina cretacea » Schlumberger isolati, al fine di definire le caratteristiche generiche. Questi autori hanno osservato che in residui di lavaggio si trovano raramente individui completi coi loro bottoni centrali di calcite perforata, mentre più spesso si os¬ servano i bottoni soli, o associati a gusci, dai quali essi sono stati staccati. Gli autori sono fra l’altro giunti alla conclusione che No¬ nionina cretacea, così con].e l’ha descritta Schlumberger, è il ri¬ sultato dell’epigeeizzazione di un organismo aH’origine molto diverso.

Tale organismo primitivo avrebbe dovuto avere guscio di forma lenticolare, discoide, relativamente piatto (che si sarebbe fatto bom¬ bato solo dopo l’epigenizzazione), sempre calcareo imperforato e for¬ mato dall’avvolgimento nummulitoide di una lamina spirale a forma di V ; le camere sarebbero state delimitate da setti formati dal ri- piegamento della lamina spirale stessa.

Barrier & Neumann non hanno rinvenuto nei residui di la¬ vaggio, nelle sezioni sottili, questi organismi primitivi, pur avendo constatata la presenza di individui a diversi gradi di epigenizzazione con bottoni centrali variamente sviluppati. Gli autori citati hanno avanzato l’ipotesi che la epigenizzazione sia forse da porre in relazione con la natura stessa dei gusci dei detti organismi, o forse con la fra¬ gilità di questi.

Fo notare che nelle sezioni sottili da me esaminate, accanto agli individui che riferisco alla specie Nummo fallotia apula, ho os¬ servato con una certa frequenza forme simili ad essi per aspetto morfologico generale e per dimensioni, ma verosimilmente non rife¬ ribili a questa specie. Tali forme hanno il guscio completamente cal¬ careo imperforato e non presentano bottone centrale (Tav. Ili, fig. 5). Se si potesse dimostrare che la presenza dei bottoni centrali delle N ummo fallotia è proprio dovuta all’epigenizzazione e se a un tempo si potesse spiegare l’assenza o il diverso grado di epigenizzazione in forme presenti nello stesso preparato microscopico, forse le forme con bottone centrale e quelle senza bottone potrebbero esser riunite sotto un’unica specie. Per ora, in mancanza di più attendibili dati sul menzionato fenomeno di epigenizzazione e nell’impossibilità di osservare individui isolati, mi pare comunque opportuno non riferire alla stessa specie gli esemplari dei due tipi.

99

Rapporti e differenze.

La specie può essere confrontata con Nummo fallotia cretacea (Schlumberger) descritta di recente da Barrier & Neumann (1958).

Come è noto, è stato dimostrato che nella sinonimia di Nummo- fallotia cretacea deve essere inclusa anche Goupillaudina sanctipetri Marie (1957).

Nummofallotia apula n. sp. si distingue nettamente da N, cre¬ tacea per avere dimensioni minori (in N. cretacea si ha un dia¬ metro equatoriale variabile da 0,6 a 0,8 mm e altezza del guscio variabile da 0,4 a 0,5 mm) ; numero dei giri inferiore (nella specie di Schlumberger i giri sono 7 o 8) ; infine un minor numero di camere nell’ultimo giro (nelle forme descritte da Barrier & Neu¬ mann sono al minimo 26). Fo rilevare che negli individui (mega- losferici) di Nummofallotia apula n. sp. il diametro della camera embrionale risulta uguale, o quasi, a quello della camera embrionale degli esemplari megalosferici di N. cretacea. Se comunque si consi¬ derano le differenze rilevate negli altri caratteri, appare evidente che gli esemplari della nuova specie non possono essere identificati con forme megalosferiche della specie di confronto.

Un altro confronto potrebbe essere fatto con la specie Goupil¬ laudina senonica ( PÉrébaskine) compresa da Marie (1957) nel suo nuovo genere Goupillaudina. Quest’ultima specie, che è in sino¬ nimia con Nummulites cretaceus Pérébaskine (1942) è, a mio modo di vedere, riconducibile al genere Nummofallotia. La specie che ho istituita differisce da questa ora citata per avere dimensioni minori (gli esemplari di Pérébaskine hanno diametro equatoriale di 0,50-0,70 mm e altezza del guscio di 0,25-0,33 mm) ; inoltre, un numero inferiore di giri (questi sono 7 o 8 negli esemplari della specie Goupillaudina senonica) e un minor numero di camere nell’ultimo giro ( gli indi* vidui descritti da Marie hanno nell’ultimo giro un numero di ca¬ mere superiore a 45).

La specie di nuova istituzione si distingue insomma dalle forme finora conosciute, per avere negli individui megalosferici un guscio piccolo, con soli 3 giri di spira, l’ultimo dei quali è formato al mas¬ simo da 16-20 camere.

100

Collocazione.

Sezioni sottili: LAT 17 (N 13) (olotipo); LAT 51 (N 11); LAT 10 (N 14); LAT 17 (N 12); LAT 23 (N 15); LAT A 27 (N 7); MST (N 1); MST 4 (N 5); MST (N 4); MST 5 (N 6); K 1 (N 8); K 1 (N 9); DON LUCA; ecc.

Istituto di Geologia e Paleontologia delVUniversità di Bari.

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TAVOLA I.

Fig. 1. Nummofallotia apula n. sp. - Olotipo - Sezione assiale. Preparato LAT 17 (N 13), X 100. Località: 200 m circa a N di lazzo Nuovo (sul limite di Provincia) (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Fig. 2. Nummofallotia apula n. sp, - Sezione trasversale (subparallela all’asse di avvolgimento). Preparato LAT 51 (N 11) x 100. Località: Parco Gras- saturo (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Fig. 3. Nummofallotia apula n, sp. - Sezione trasversale leggermente obliqua ri¬ spetto all’asse di avvolgimento, tagliata in prossimità del margine esterno. Prepaparato LAT 10 (N 14), x 100. Località: lazzo Nuovo (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Fig. 4. Nummofallotia apula n. sp. Sezione trasversale leggermente obliqua ri¬ spetto all’asse di avvolgimento. Preparato MST (N 1), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NO « Serra Ficaia »),

Fig. 5. Nummofallotia apula n. sp. - Sezione molto obliqua rispetto al piano equa¬ toriale. Preparato LAT 17 (N 13), x 100. Località: 200 m circa a N di

lazzo Nuovo (sul limite di Provincia) (Tav, 201 I NO « Laterza »).

Fig. 6. Nummofallotia apula n. sp. - Sezione obliqua rispetto al piano equato¬

riale. Preparato MST 4 (N 5), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NO « Serra Ficaia »).

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Luperto SiNNi E, - Nummo fallotia apula.

eco.

Tav. I.

TAVOLA IL

Fig. 1. Nummofallotia apula ii. sp. - Sezione assiale. Preparato MST (N 4), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE «Serra Ficaia»).

Fig. 2. Nummofallotia apula n. sp. - Sezione assiale. Preparato LAT 17 (N 13), X 100. Località: 200 in circa a N di lazzo Nuovo (sul limite di Provin¬ cia) (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Fig, 3. Nummofallotia apula n. sp. - Sezione assiale. Preparato MST 5 (N 6), X 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE «Serra Ficaia»).

Fig. 4. Nummofallotia apula n. sp, - Sezione assiale. Preparato LAT 17 (N 12), X 100. Località: 200 ni circa a N di lazzo Nuovo (sul limite di Provìn¬ cia) (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Fig. 5. Nummofallotia apula n. sp. - Sezione assiale. Preparato K (N 16), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE «Serra Ficaia»).

Fig. 6. Nummofallotia apula n. sp, - Sezione equatoriale. Preparato LAT 23 (N 15),

X 100. Località: 500 m circa a N di lazzo Nuovo (sul limite di Pro¬ vincia) (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Lupekto Sinni e. Nummofallotia apula, ecc, - Tav. IL

j

! Boll. Soc. Nat, in Napoli, 1968

TAVOLA III.

Fig. 1. Fig. 2.

Fig. 3.

Fig. 4.

Fig. 5.

Fig. 6.

Nummo fallotia apula n, sp. - Sezione assiale. Preparato IC 1 (N 9), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE «Serra Ficaia»).

N unimofallotia apula n. sp. Sezione molto obliqua rispetto alFasse di

avvolgimento. Preparato LAT A 27 (N 7), x 100. Località: nelle vici¬ nanze del km 598 sulla SS 7 (Appia) (Tav. 201 I NO « Laterza »).

Nummofallotia apula n. sp. - Sezione leggermente obliqua rispetto alFasse di avvolgimento. Preparato K 1 (N 8), x 100. Località: Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE « Serra Ficaia »).

Nummofallotia apula n. sp. - Sezione obliqua rispetto alFasse di avvolgi- mento. Preparato K (N 16), x 100, Località: Mass.ia S. Teresa (Tav, 189 I NE « Serra Ficaia »).

Forma non determinata (forse N. apula n. sp. non epigenizzata?). Prepa¬ rato K (N 16), X 100. Località; Mass.ia S. Teresa (Tav. 189 I NE « Serra Ficaia »).

Nummofallotia apula n. sp, - Sezione equatoriale. Preparato Don Luca,

X 100. Località: Mass.ia Don Luca (Tav. 189 IV SE «Masseria Pesca- riello »).

Luperto Sinni e. - Nummo jallotia apula, ecc. - Tav. III.

[

Boll. Soc. Nat. in Napoli, 1968

Boll. Soc. Natur. In Napoli

voi. 77, 1968, pp. 103-107.

Anione dei cianuri e metalli pesanti sulla fauna ittica

Nota del Socio Dott. ANGIOLO PIERANTONI

(Tornata del 31 maggio 1968)

Riassunto. L’Autore, esamina la tossicità verso i pesci, degli scarichi indu¬ striali contenenti cianuri e metalli pesanti che si immettono nel mare in prossimità di coste e baie.

Egli dice che, pur provocando gli effluenti industriali nel mare effetti minori di tossicità per l’azione delle correnti e delle maree di quelli che si immettono nei fiumi e nei laghi, è sempre bene ridurre al minimo la tossicità e passa in rassegna i vari metodi di depurazione.

Summary, Toxicity for fish from industriai servage effluents containing cya- nide and heavy metals into sea and Coastal areas has been investigated.

Although wind, tide and wave action reduce thè toxicity of industriai effuents into thè sea more than in thè fresh waters of rivers and lakes, thè Author suggest that it is preferable to guarantee thè least toxicity rate of thè effluents. The principal methods of waste purification are reviewed.

Gli effluenti provenienti dagli scarichi delle industrie galvaniche, metallurgiche e conciarie, contengono tra gli altri prodotti, in mi¬ sura rilevante cianuri e metalli pesanti. In special modo le industrie galvaniche, per il loro processo di lavorazione scaricano liquami in¬ quinati da soluzioni a base di rame, ferro, nichel, zinco e in par¬ ticolare cromati e cianuri fortemente concentrati ; tutte sostanze molto tossiche per la fauna ittica.

Mentre il cianuro per la sua tossicità uccide i pesci anche a bassa concentrazione, i composti a base di cromo sono veleni proto¬ plasmatici che agiscono anche in dosi assai tenui. L’azione tossica sulla fauna ittica, ad opera di questi composti, avviene con azione esterna e con azione di penetrazione. L’azione esterna può avvenire sulla cute e sulle branchie provocando lesioni di origine meccanica o lesioni di origine chimica, come la formazione di composti muco-

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metallici che impediscono il nuoto e che occludono l’apparato bran¬ chiale e della bocca. Studi in tal senso furono compiuti da Car- PENTER (1925-1927-1930), Beherens (1928), Ellis (1937), West- fall (1945) i cjuali ottennero in un primo tempo una ipersecrezione mucosa e poi formazione di composti muco-metallici.

L’azione per penetrazione si esplica maggiormente con l’intro¬ duzione di tossici attraverso l’apparato digerente.

Fromm e ScHiFFMAN (1958) affermarono che il decesso degli animali avveniva ad opera del cromo esavalente in forti concentra¬ zioni. Essi operarono sul Micropterus salmoides il cui epitelio inte¬ stinale risultò profondamente leso. Altre ricerche sono state condotte per accertare il potere venefico tra metalli pesanti e cianuri. Strumm e Coll, (1954) hanno affermato che i soli complessi dei metalli pe santi con i cianuri aumentano il potere tossico col diminuire della stabilità dei complessi formatisi, I complessi di nichel, ferro, rame con i cianuri sono meno dannosi perchè più stabili che non quelli del cadmio e zinco. 11 tetracianuro di cadmio, che è un complesso meno stabile, è di poco meno tossico dello ione CN“ libero. È nota la bassa tossicità del ferrocianuro e del ferricianuro rispetto allo ione CN“ così come il cuprocianuro di potassio che ha una tossicità 2-4 volte inferiore al cianuro di potassio. Fra i composti organici del cianuro quelli che hanno un forte potere tossico verso i pesci sono i tiocianati che come dicono Hiatt e Coll. (1953) sono perce¬ pibili a 0,05 p.p.rn. Gli scarichi a base di cianuri e metalli pesanti lungo i litorali marini, fasce costiere, baie ed estuari pur provo¬ cando gli stessi fenomeni di intossicazione di quelli che avvengono nei fiumi e nei laghi, sulla fauna ittica, provocano effetti minori in quanto bisogna tener conto delle correnti, delle maree ecc. e come dicono WiEGEL e Johnson anche della estensione della costa e della velocità della corrente.

Gilet, osservando l’acqua del porto di Marsiglia, che ha con¬ tinui scambi con la baia, sostiene che l’inquinamento viene ad es¬ sere molto ridotto a causa di questi fenomeni. Un fenomeno di ri¬ lievo è la autopurificazione di un effluente inquinato e Williams dice che esistono organismi che presiedono alla autopurificazione trasformandone le caratteristiche chimiche.

Il Koch invece afferma che certi effluenti industriali contenenti sali minerali non possono essere trasformati organicamente dalla autopurificazione ma essi possono essere scaricati senza molti danni nel mare dove sono in breve tempo dispersi nell’ambiente vasto e

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dal movimento interno. Infatti in alto mare l’onda di marea è poco sensibile mentre in prossimità della costa o alla foce dei fiumi la si può osservare bene per il dislivello die essa provoca e che può va¬ riare da pochi cm. a vari metri e varia con la profondità. Pur tut¬ tavia, tenuto conto del diminuito effetto tossico dei cianuri e metalli pesanti ad opera delle correnti e del moto ondoso del mare, lo sca¬ rico di questi prodotti costituisce sempre un pericolo per la fauna che sia pur in maniera ridotta viene ad essere sempre impoverita a causa dell’azione letale. Sulla tossicità dei metalli pesanti specie rame e cromo abbiamo gli studi di Ralmond e Shields che affer¬ mano che su Nereis esiste una tossicità per il Cu che si aggira in¬ torno a 0,1 p.p.m. mentre la tossicità per il Cr è intorno a 10 p.p.m. Invece per il Calcinus maenas la tossicità avviene ad una concen¬ trazione di 50 p.p.m. per il Cr dopo 12 giorni.

I commestibili marini di cui l’uomo si serve e che sono una im¬ portante sorgente di proteine e sali minerali, vengono raccolti prin¬ cipalmente proprio nelle zone costiere dove possono avvenire gli scarichi industriali, perchè, come asserisce Odum, nello zoccolo con¬ tinentale la produttività è maggiore per il rimescolamento delle ac¬ que superficiali con quelle profonde. L’Autore dice che il tasso medio di produzione annua per m“ di superficie, varia da gr. 182,5 a gr. 795.

Conclusione.

Da quanto sopra esposto, le acque di scarico che contengono cianuri e metalli pesanti, sia che essi vengono immessi in corsi d’ac¬ qua e sia che essi vengono immessi direttamente nel mare, debbono essere sottoposte ad un trattamento di depurazione tale da ridurre al minimo la loro tossicità fino ad arrivare ad un limite tollerabile che secondo l’O.M.S. si aggira per il Cr a mgr/litro 0,05 sotto forma di cromo esavalente e per il cianuro a mgr./litro 9,01 sotto forma

di CN,

I metodi di trattamento sono numerosi sia per quanto riguarda i cianuri che per i cromati. Per i cianuri si potrebbe ricorrere ad un metodo poco costoso quale quello studiato da Pettet e Ware che sono ricorsi all’uso del solfato ferroso e della calce per preci¬ pitare i cianuri sotto forma di complessi di ferro ed in questo modo è possibile ridurre la concentrazione del cianuro fino a 5-10 p.p.m.

106 --

Si può anche avere la completa distruzione dei cianuri alcalinizzando con calce o soda caustica a pH 11, dorando poi con ipoclorito.

Un altro metodo vantaggioso è quello consigliato dal Water Pol- lution Research Laboratory consistente nelFossidazione elettrolitica in cui i cianuri vengono ossidati a cianati e carbonati ad opera del¬ l’ossigeno che si libera all’anodo. Per quanto riguarda il Cr ed i suoi sali, il più comune metodo di trattamento è quello di trasformare i composti esavalenti e trivalenti e successiva aggiunta di alcali per ottenere la precipitazione dell’idrato di cromo.

Come riducenti vengono usati l’anidride solforosa o il bisolfito di sodio o il solfato ferroso. Anche per i cromati si possono usare procedimenti a scambio ionico i quali hanno il vantaggio del recu¬ pero del cromo per riutilizzarlo nella lavorazione. Per i sali di altri metalli quali il rame, lo zinco, il nichel, il cadmio è opportuno farli precipitare sotto forma di idrati di calce o soda caustica a pH 8 prima di immetterli negli effluenti.

Istituto di Biologia generale e Genetica delVUniversità di Napoli - Laboratorio Chimico Provinciale - Sezione di Castellammare di Stabia.

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Boll. Soc. Natur. in Napoli

voi. 77, 1968, pp. 109-130, 4 figg-, 5 tabb., 5 tav.

Le associazioni dei minerali pesanti nel flysch del Cilento (M. della Stella)

Nota del Socio GIUSEPPE CIPPITELLI (Tornata del 28 giugno 1968)

Riassunto. Si sono studiate le associazioni dei minerali pesanti della succes¬ sione stratigrafica del flysch del Cilento occidentale nell’area del M. della Stella vicino ad Acciaroli.

I depositi sono prevalentemente torbiditici ed hanno età compresa tra il Cretaceo inferiore e l’Eocene (Oligocene?).

Nel flysch di Cilento sono state individuate tre formazioni che si succedono in continuità stratigrafica dal basso verso l’alto :

a) Formazione di S. Venere, argilliti, siltiti e areniti.

b) Formazione di Pollica, arenarie.

c) Formazione di S. Mauro, arenarie, conglomerati e marne.

In tutta la successione sono presenti costantemente quattro specie mineralo¬ giche; zircone; granato; tormalina; rutilo. Attraverso le variazioni percentuali di queste specie si sono potuti distinguere cinque livelli dal basso verso l’alto :

a) zircone; tormalina; rutilo - formazione di S. Venere e parte della for¬ mazione di Pollica.

b) zircone; granato; tormalina; rutilo - formazione di Pollica,

c) zircone ; tormalina ; rutilo - formazione di Pollica.

d) granato; zircone; tormalina; rutilo - formazione di S. Mauro.

e) zircone ; granato ; rutilo ; tormalina - formazione di S. Mauro.

Le specie mineralogiche presenti e i ciottoli dei livelli conglomeratici per¬ mettono inoltre di discutere sulle provenienze da rocce ignee, sedimentarie e meta¬ morfiche.

Summary. Heavy minerals associations in thè Cilento Flysch sequence (Sou¬ thern Italy) bave been investigated, with particular regard to those of Monte della Stella area.

The studied sediments are prevailingly turbidites, ranging in age from lewer Cretaceous to Eocene (Oligocene?). (*)

(*) Lavoro eseguito con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Gruppo di Ricerca per la Geologia dei Sedimenti.

--- Ilo

Three formations have been distinguisced upward in Cilento Flysch 2

a) S.